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 Segnalazioni: ESTERNAZIONI SUL DIALOGO CON GLI ITALIANI RIMASTI IN ISTRIA

Arte e culturaLeggiamo dai siti questo tipo di esternazioni espresse dal presidente dell'Unione degli Istriani. Lasciamo a voi la lettura e le riflessioni sul caso, ricordando però che gran parte del mondo dell'esodo e dei suoi discendenti è per un costruttivo dialogo europeo.
 
da - Società di Studi Fiumani- Archivio Museo di Fiume, dal 1989 promotore del dialogo con le terre di origine.
 
Unione degli Istriani
19 dicembre 2013
ANTEPRIMA: l'editoriale del presidente Massimiliano Lacota sul numero di Novembre de "L'Unione degli Istriani"

GLI ESULI E LA BUFALA DEGLI APPROCCI CON I RIMASTI

Non passa oramai settimana che a Trieste, da qualche tempo, la stampa locale riporta interventi ed articoli che riguardano i rinvigoriti rapporti tra Esuli e Rimasti, con talvolta il coinvolgimento anche delle autorità municipali d’oltreconfine, croate in particolare.

Il messaggio che, velatamente, si vorrebbe far passare ai meno attenti e soprattutto ai meno informati lettori de Il Piccolo e dei numerosi giornaletti editi dalle oramai davvero smilze nostre associazioni, è che dopo settant’anni ci sia oggi in corso uno stadio avanzato e fruttuoso di riconciliazione tra le due componenti, dopo la frattura causata dalla guerra e soprattutto dal dopoguerra, quando la maggior parte degli Italiani dell’Istria e di Fiume dovettero fuggire lasciando tutto, perseguitati dagli slavo comunisti e dai loro più convinti sostenitori, ovvero quelli che sarebbero poi divenuti i potenti Rimasti!
Ma per capire il trucco con il quale quattro furbacchioni – tra i quali annoveriamo anche personaggi di spicco, ex volponi alla guida delle associazioni fino a poco tempo fa – riescono a prendere ben cento piccioni con una finta mezza fava bisogna conoscere la “materia” di cui si sta parlando.

Allora vediamo subito di smontare il palcoscenico artatamente allestito per far credere ciò che invece non succede, da nessuna parte. Intanto capiamoci bene sul significato di esule! Chi sono, oggi, e quanti sono, gli esuli? È questa la vera domanda alla quale dobbiamo rispondere per poter inquadrare bene la situazione che vogliamo seriamente analizzare.

La risposta è molto semplice: gli esuli non esistono più, sono tutti morti, sono già scomparsi, e con loro sono scomparsi i sentimenti ed i pensieri che li avevano accompagnati durante il loro lungo ed amaro esilio. Mi spiego meglio.
Dobbiamo considerare che un istriano oppure un fiumano che sia stato costretto ad abbandonare allora i propri luoghi natii, in età matura ovvero a vent’anni, diciamo, magari con una famiglia appena formata alle spalle, se fosse oggi ancora in vita ne avrebbe almeno novanta di anni. Ebbene, quanti sono i novantenni ancora attivi nelle associazioni? Direi praticamente nessuno!

Dunque, quali esuli guidano oggi le nostre associazioni, tutte, e con quale spirito pretendono di rappresentare ciò che l’esodo, quello vero, significò per chi improvvisamente dovette andarsene abbandonando e perdendo tutto, dopo aver subìto, nella stragrande maggioranza dei casi, angherie e ruberie, in primis dai propri concittadini italiani filo titini?

Vediamo di snocciolare bene questa questione.
Cominciamo proprio da Massimiliano Lacota, il sottoscritto, che guida l’Unione degli Istriani probabilmente da troppo tempo, ovvero dal 2005: non è esule essendo nato a Trieste nel 1972, lo erano i genitori (ma il padre, ad esempio, è del 1947 e quindi, sebbene nato ad Umago, lasciò la città natale da ragazzetto e non può nemmeno lui considerarsi un esule “maturo” se ci basiamo sul ragionamento corretto che stiamo facendo).

Proseguiamo con Renzo Codarin, da diversi lustri presidente del locale Comitato e vicepresidente nazionale ANVGD, nonché presidente della Federazione delle Associazioni dei profughi: nemmeno lui è esule, è nato ma non vissuto in un campo profughi della provincia di Trieste, da una famiglia di origine slovena (già Kodarin) dell’agro capodistriano.
Parliamo ora di Manuele Braico, da pochi mesi presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane: anche lui non è esule, ma nato a Padriciano, in campo profughi.
Vediamo ora Lucio Toth? Per decenni ai vertici dell’associazionismo, è nato a Zara nel 1934 e quindi nei Territori ceduti, ma ha abbandonato la propria città – stando a molti racconti – a bordo di un aeroplano con la famiglia pochi giorni prima del fatidico 8 settembre: aveva dunque soltanto nove anni!
Parliamo pure dei polesani Silvio Mazzaroli, Argeo Benco o Tullio Canevari: nati certamente a Pola prima dell’esodo, se ne sono dovuti andare via dall’Istria in tenera età, riscoprendo la loro “istrianità” soltanto in età pensionabile.
Parliamo ancora di Antonio Ballarin, d’accordo? Giovane, nato a Roma e recentemente eletto presidente della ANVGD, ha trascorso durante l’infanzia estati intere (di vacanza) presso parenti Rimasti nei Lussini – da cui erano originari i familiari – durante il periodo più sciovinista della Jugoslavia del maresciallo Tito (?!?).
Allora, cari lettori, quale spirito e quali sentimenti dei veri, autentici esuli, costoro – Lacota incluso, beninteso! – possono rappresentare? Ma di quali argomentazioni costoro – sempre Lacota, incluso, beninteso! – si servono per stravolgere i veri sentimenti di coloro che hanno sofferto e patito sul serio?
Se consideriamo tutto questo, e cioè che alla guida delle associazioni che avevano fondato non ci sono più gli Esuli, oramai quasi scomparsi, possiamo certamente comprendere il perché delle tante contraddizioni e delle tante delusioni che sistematicamente impariamo a conoscere.

Girando la frittata, paradossalmente anche in Istria e a Fiume assistiamo alle stesse trasformazioni: i pochi italiani Rimasti, ovvero quelli che prima e durante l’esodo rappresentavano – nella stragrande maggioranza dei casi – i più sfegatati sostenitori del comunismo razzista di Tito e complici diretti della cacciata di trecentocinquantamila connazionali (si legga be- ne Il Grido dell’Istria!), oramai sono quasi del tutto scomparsi.
Dunque chi guida le diverse e numerosissime, cosiddette Comunità degli Italiani?

Si tratta, in molti casi, di figli dei caporioni di allora, e più spesso di croati o sloveni che hanno scoperto furbescamente una loro “italianità” nel momento in cui questa venne stimolata dall’Italia con la spregiudicata concessione di contributi, viaggi, agevolazioni di ogni tipo, cittadinanza “facile” inclusa! In rarissimi casi si tratta di connazionali che parlano ancora una parvenza di dialetto poiché, pur avendo mantenuto talvolta la radice italiana del cognome, la lingua che conoscono è lo sloveno oppure il croato.
Ma il fatto più evidente che contraddistingue la marcata differenza tra le due componenti modificatesi è che mentre da noi, nelle nostre associazioni, i sentimenti e la dignità di chi oggi le guida (mi sento in questo caso di escludere il citato Lacota) si sono trasformati, a tal punto che da vittime gli Esuli devono in qualche modo considerarsi quasi carnefici ed incorreggibili fanatici del Fascismo, nelle comunità degli Italiani d’oltreconfine i sentimenti di rivalsa di stampo comunista e la più che assoluta assenza di comprensione e di sostegno verso le problematiche degli esuli e dei loro discendenti (tombe espropriate, beni che non vengono restituiti, toponomastica italiana non rispettata, vicende storiche completamente falsate, etc) non sono mai venuti meno. Anzi, in più di una circostanza si sono addirittura rafforzati!
Dunque, cari lettori, non facciamoci prendere in giro da cerimonie e manifestazioni organizzate “in solitaria”, da parte di gruppi di esuli che pretenderebbero di convincerci che siamo tutti pacificati, ovvero che dopo tanti anni tutto è stato perdonato, condonato e addirittura dimenticato, secondo il ben calzante ritornello della canzonetta napoletana “...chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammo- ce ‘o ppassato...”!
Non è così, invece, e la grave responsabilità di chi così squallidamente si ostina – per misere ragioni del tutto personali, che vanno dalla visibilità politica all’interesse pecuniario – ad insistere nel mistificare la realtà delle cose pretendendo di rappresentare sentimenti e posizioni che i veri Esuli non hanno mai potuto cambiare – loro malgrado, intendiamoci! – finché erano in vita, non può che continuare a danneggiare e compromettere l’immagine di una comunità orgogliosa della propria storia e fiera della propria cultura che non può certo avere né una ben che minima dignità, né tanto meno un qualsiasi futuro, negli reinventati “Italiani” d’oltreconfine.

Tutto il resto non è altro che una colossale bufala!



 
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