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 Info dal Governo: UN DOMINIO INTERNET PER MILANO E ROMA

Rassegna stampaUn dominio Internet per Milano e Roma di Edoardo Segantini a pagina 26 Il punto davanti a Roma e Milano Corsa ai domini web metropolitani Europa e Usa si contendono .football, il Vaticano registra .catholic Le altre città Da domani sarà attivo l'indirizzo .Berlin, entro l'estate attese anche Londra, Parigi, Vienna e New York Sia Milano che Roma avranno i propri domini Internet .Milano e .Roma. Nell'amministrazione del sindaco Giuliano Pisapia se ne stanno occupando gli uffici del marketing territoriale, che rispondono all'assessore alle Attività produttive Franco D'Alfonso.

L'iniziativa è vista come una delle azioni per rafforzare la visibilità e le relazioni internazionali della città, così come gli incontri che il primo cittadino avrà, nei prossimi giorni, con gli ambasciatori cinese Li Ruiyu e sudcoreano Bae Jae-hyun. Un po' più complessa è la situazione nella Capitale: «Nel 2012, quando si aprì il bando dell'Icann (l'ente che assegna i domini di Internet, ndr) — dice Marta Leonori, assessore alle Attività produttive con il sindaco Ignazio Marino — la giunta Alemanno declinò l'offerta di creare il dominio web di Roma con la collaborazione di società private. Noi abbiamo riconfermato il rifiuto a quella collaborazione, ma vogliamo creare .Roma con le nostre risorse non appena se ne presenterà l'occasione». Le «due capitali» italiane vanno sulla scia già seguita da altre metropoli. A partire da domani sarà operativo il suffisso .Berlin, con cui la capitale tedesca si presenta come pioniera nei domini web metropolitani. L'iniziativa della città-simbolo della Germania unita è destinata a fare scuola nel mondo: entro l'estate, secondo Bbc online, dovrebbero partire .London, .Paris, .Wien, .Nyc (New York City) e un'altra cinquantina di città. Tutto ciò accade perché entrano in funzione i nuovi «domini di primo livello» (in sigla Gtld, cioè generic top level domain), indicanti la parolina che compare dopo il punto in ogni indirizzo Internet, come .com o .it. Fino all'anno scorso ce n'erano una ventina, più- quelli dei singoli Paesi. Quest'anno si prevede il debutto di i.400 nuovi domini. Da qui è partita la caccia al suffisso pregiato, il «Viale dei Giardini» del Monòpoli digitale planetario. Ogni Gtld costa 15o mila euro, più altri 20 mila annui. E Icann (sigla che sta per Internet corporation of assigned names and numbers) ha già richieste per altri duemila nuovi domini. Alcuni dei quali particolarmente contesi: se ad esempio il suffisso riguarda una comunità di persone, Icann lo assegna a chi è più rappresentativo di quella comunità. Se è un termine generico (come .sex) l'ente americano lo attribuisce a chi offre di più. A volte la contesa nasce su una parola con significati diversi: sul dominio .football, per esempio, sono in lizza sia gli americani che gli europei, ognuno per assegnarlo al proprio sport di riferimento. Per non sbagliare, il Vaticano ha presentato quattro richieste per la parola .cattolico, scritta nei quattro principali caratteri grafici: cinesi, arabi, cirillici e latini (nella versione inglese .catholic). Di queste notizie si parla, non per caso, all'indomani dell'annuncio, da parte del governo americano, di voler rinunciare al controllo dell'cann, aprendo di fatto un periodo di transizione verso un sistema più collegiale, come mold Paesi chiedono. Non si vede infatti perché la Rete deb - ba essere una sorta di «proprietà» americana, un dominio (ma in senso letterale) sul web. Un esempio. La partenza di .Berlin è il frutto della decennale battaglia condotta da Dotberlin, un'associazione cui aderiscono istituzioni e aziende. L'ultima parola però spetta all'ente americano, che ha fissato, oltre al prezzo del dominio, anche i documenti e i requisiti per ottenerlo. Dice Franco Bernabè, l'imprenditore e manager che con il libro Libertà vigilata è stato tra i primi in Italia a denunciare Io strapotere di Icalm: «Se oggi gli Stati Uniti fanno un passo indietro, è per due motivi: il primo è l'affare Datagate, con lo spionaggio planetario della Nsa rivelato dall'ex agente Edward Snowden, uno scandalo con effetti dirompenti, di cui non si sono ancora viste tutte le conseguenze; il secondo è l'opposizione di Angela Merkel, che ha ostacolato l'avanzata lobbistica americana a Bruxelles». Spinti dalla pressione internazionale, dice l'ex presidente esecutivo di Thlecom Italia, gli Stati Uniti «si rendono conto che il loro presidio assoluto su Internet non può più reggere e fanno una concessione minimale. Ma l'obiettivo europeo dev'essere quello di arrivare a un trattato internazionale che fissi le regole di una governance condivisa per la Rete, come accade nelle telecomunicazioni con 1Ttu di Ginevra e in altri settori della tecnologia che richiedono una gestione trasparente e globale delle regole». Per questo molti pensano a una sede neutrale che, come nel caso dellltu, potrebbe essere la Svizzera In cui operi un organismo dotato dell'autorità e della forza per risolvere i molti problemi della Rete, dalla sicurezza alla privacy: e abbia a cuore, in misura più equa, gli interessi di tutti i Paesi
di Edoardo Segantini Corriere della Sera 17 marzo 2014



 
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