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 SANT'EUGENIO, LA REGIONE CHIUDE "MEDICINA NUCLEARE"

Rassegna stampa LA RISTRUTTURAZIONE DOVEVA PARTIRE 6 MESI FA
Il reparto di medicina nucleare è chiuso da aprile per un problema di certificazioni e permessi. All’ospedale Sant’Eugenio medici, infermieri, tecnici e cittadini lanciano l’allarme e chiedono «la riapertura della struttura il più rapidamente possibile».
«E pensare che solo quattro centri sono in grado di fare la terapia radiometabolica per il tumore alla tiroide - spiegano I camici bianchi - Questa struttura è la più vecchia in termini di apertura del servizio così facendo rimarrebbero solo le strutture universitarie e di carattere scientifico. Non si può buttare l’esperienza di decenni in un cestino dell’immondizia e lasciare senza assistenza così tanti pazienti come quelli serviti dal Sant'Eugenio».


L’INTERROGAZIONE
«Il caso della medicina nucleare dell’Ospedale Sant’Eugenio è uno dei nodi che viene al pettine della fumosa gestione sanitaria», spiega Fabrizio Santori, consigliere regionale e componente della commissione Sanità, primo firmatario di un’interrogazione e autore di diversi dossier sugli sprechi e le inefficienze della sanità laziale nell’ambito del Tour della Sanità malata da lui stesso ideato. «Da mesi si attende un intervento risolutivo per la riapertura di un reparto storico della sanità regionale attiva per il trattamento di molte patologie oncologiche - continua Santori - in particolare dei tumori della tiroide, collegato con altre strutture ospedaliere regionali ed extraregionali non dotate di medicina nucleare quali l’Ospedale S. Giovanni, il San Filippo Neri, l’Ospedale Fatebenefratelli, il Policlinico Umberto I, l’Ospedale di Anzio e Nettuno, l’Ospedale Cardarelli di Campobasso e l’Ospedale di Avezzano». «Mentre si continua a temporeggiare i pazienti del Lazio si rivolgono alle strutture sanitarie di altre regioni con un enorme disagio e un aumento incalcolabile dei costi a carico della Regione Lazio - conclude il consigliere - Ricordiamo al presidente Zingaretti e al Direttore Generale della Asl Roma C che la PET, una tecnica fondamentale di medicina nucleare e di diagnostica medica, non viene utilizzata solo per i malati oncologici, ma anche in pediatria, neurochirurgia, cardiologia ortopedica».

LA REGIONE
Dalla Pisana però spiegano: «La situazione in cui versava il servizio di medicina nucleare del Sant’Eugenio era fuori norma da molti anni per quanto riguarda la tutela di operatori e pazienti dalle radiazioni emesse delle sostanze utilizzate per gli esami, ma non si è mai intervenuti. Praticamente è come se il reparto fosse rimasto agli anni ’70. Il problema era stato più volte segnalato nei mesi e negli anni scorsi anche dal dirigente facente funzioni, ma tutte le segnalazioni erano cadute nel nulla». Alla fine di marzo l’esperto qualificato dell’azienda ha consegnato alla direzione generale un rapporto dettagliato con cui segnalava delle carenze tanto da rendere obbligatoria la chiusura immediata del reparto per la sicurezza di operatori e pazienti. «Ci avevano detto che doveva partire la ristrutturazione - spiegano i dipendenti dell’ospedale - ma dopo quasi sette mesi niente è partito. E le speranze sono sempre più deboli visto che non c’è nemmeno il proprio progetto esecutivo. Insomma quanto ancora bisogna andare avanti in questa situazione?». E sempre da Medicina Nucleare, spiegano: «Ora praticamente l’unica cosa possiamo fare è la Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) una tecnica diagnostica utilizzata per valutare la mineralizzazione delle ossa. Misurando la densità della massa ossea può rilevare un’eventuale degenerazione dell’osso. Questo grazie al fatto che il macchinario è posizionato altrove».

I CITTADINI
«Da settimane raccolgo sempre più la preoccupazione dei cittadini di Roma sud e di coloro che devono rivolgersi ai servizi sanitari dell’ospedale Sant’Eugenio - spiega Pasquale Calzetta, presidente del Club Forza Italia del IX Municipio - Spesso la preoccupazione per la propria malattia o quella di un proprio caro si trasforma nell’angoscia di non poter ricevere un servizio a volte vitale. Le prestazioni che facevano di questo ospedale una eccellenza, sono chiuse e in attesa di ristrutturazione oppure sono state depotenziate, tutto questo nel silenzio assordante delle istituzioni locali». E proprio i cittadini dopo le proteste hanno iniziato una raccolta delle firme per denunciare le problematiche legate alle chiusure di alcuni reparti.
«La Medicina Nucleare è chiusa da mesi, coloro che devono fare una indagine biomedica come ad esempio la scintigrafia ossea, sono costretti ad emigrare in altre strutture sanitarie con liste d’attesa impressionanti - aggiunge l'ex minisindaco - Il reparto di Ematologia che comprende la terapia intensiva e il reparto di trapianto di midollo, attende da mesi la ristrutturazione più volte annunciata ma mai partita. Questo costringe i medici e gli operatori del reparto ad accogliere i pazienti in locali ormai fatiscenti e fuori norma, tant’è che si nutrono dubbi per il prossimo accreditamento della struttura». E ancora: il reparto di Radiologia «a causa della mancanza di personale per il periodo feriale resterà chiuso. Le Sale Parto sono chiuse per ristrutturazione (che ancora non è iniziata) e sono state trasferite al sesto piano al posto delle sale operatorie. Questo naturalmente ha determinato la riduzione delle operazioni chirurgiche di tutto l’ospedale. Soltanto 2 persone per le Colonscopie e Gastroscopie mentre per l’Urologia oltre 500 persone in lista d’attesa di cui 40 casi oncologici gravi». Insomma, conclude Calzetta: «L’ospedale più importante di Roma sud è gravemente ammalato e non si capisce come potrà migliorare, soprattutto non è chiaro quale sia il futuro di questa struttura sanitaria e del suo personale medico. Nel frattempo le persone possono aspettare».

Giovedì 16 Ottobre 2014 - Il Messaggero - Elena Panarella



 
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