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 Info dal Campidoglio: ROMA, SANTORI: “AVREI VOLUTO SENTIRE LE PAROLE DI MARINO IN AULA, PERCHE’ IL PD

Comunicati stampa “Se da un lato brindiamo alla fine di questo vergognoso teatrino tra il Pd e Marino che liberano finalmente Roma dall’incompetenza, dall’altro non capisco perché Renzi, Orfini e il Partito Democratico non abbiano l’interesse a sentire le parole di Marino in Aula Giulio Cesare unico luogo sovrano e democratico a decretare la misera fine politica dell’allegro chirurgo. Il Pd non può continuare a nascondersi. E’ stato il loro Sindaco, protetto anche nelle situazioni più assurde e imbarazzanti, e ora che vogliamo capire cosa c’è scritto nelle sue agendine ce lo impediscono. C’è del marcio in Danimarca, anzi in Campidoglio”, così in una nota Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio in merito alle dimissioni in blocco di 25 consiglieri comunali di Roma.

“Da tempo sosteniamo che il sindaco Marino è un bugiardo e incapace e non in grado di amministrare Roma e, a maggior ragione, dopo lo scoppio di Mafia Capitale, le sue dimissioni rappresentavano l’unica strada trasparente e legittima per far tornare i cittadini di Roma al voto liberando Roma dal degrado e dall’abbandono. Ora finalmente  il sogno di molti romani si sta avverando ma a questo punto però sarei molto curioso di sentire cosa avrà da dire Marino”, conclude Santori.   Roma, 30 Ottobre 2015
L'Espresso 30 ottobre 2015
Roma, chi sono i consiglieri che dimettendosi stanno cacciando Marino
Al Pd servono le dimissioni di Marchini, di un ex forzista, un alfaniano e dei fittiani. Anche Noi per Salvini e Fratelli d’Italia ci mettono la firma, ma fortunatamente - per i malpancisti dem - non sono fondamentali. Ecco a chi Orfini chiede aiuto per cacciare Marino
di Luca Sappino
30 ottobre 2015
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Come forse ormai noto funziona così: per portare al commissariamento il Comune di Roma, nel caso in cui - come è per Marino - non ci solo né le dimissioni del sindaco, né una sfiducia votata dal consiglio comunale, né un voto contrario al bilancio, servono le dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri comunali. I consiglieri sono 48 e servono quindi 25 dimissioni. Il Pd ha però 19 consiglieri. Faticando neanche troppo Matteo Orfini li ha convinti tutti a dimettersi (aiutato anche dalla notizia dell’indagine su Marino per i rimborsi), senza dare modo al sindaco - come invece avrebbe voluto lui - di intervenire in aula, e cercare di ricomporre così la frattura nella sede più istituzionale: li ha convinti ma non bastano. Ne servono altri sei. Due vengono dalla maggioranza ed è il consigliere di Centro Democratico Daniele Parrucci, subentrato in consiglio all’arresto di Massimo Caprari, e Svetlana Celli, della lista civica di Marino, unica su cinque membri del suo gruppo a dimettersi. Ne servono altri 4, vediamo chi sono.
 
«Io non mi dimetto insieme a Onorato», diceva all’Espresso un consigliere comunale del Pd. Che però ha dovuto cambiar opinione, perché Alessandro Onorato e Alfio Marchini - i due eletti della lista dell’imprenditore - sono ovviamente i primi nomi su cui Orfini ha fatto affidamento. Marchini è da sempre indicato come uno dei nomi papabili alle prossime elezioni tanto per il centrodestra (con cui ha chiuso un accordo, qualche mese fa, dicendosi pronto a candidarsi anche con Forza Italia) quanto per il centrosinistra.
 
E se Cosimo Dinoi - ex candidato della lista Marchini ma è subito passato al gruppo misto - si è negato, Orfini è riuscito a fare a meno anche di Sveva Belviso che siede sempre nel gruppo misto, come Dinoi, ma che è l’ex vicesindaco di Gianni Alemanno. Non è servita, così come non si è preso in considerazione l’eventuale aiuto - in questo caso neanche proposto - di Alemanno in persona, rimasto l’unico rappresentante della sua lista civica in consiglio comunale.
 
Benvenuto è invece Roberto Cantiani, formalmente consigliere del Pdl ma esponente di Ncd. Essendo Pd e alfaniani al governo insieme a palazzo Chigi, la cosa non stupisce poi tanto: «Sono disponibile alle dimissioni, lascio la poltrona», ha detto il consigliere entrando a via del Tritone dove c’è la sede dei gruppi consiliari. Presenti ma non strettamente necessari sono poi i consiglieri di Fratelli d’Italia Fabrizio Ghera e Lavinia Mennuni: «Preferiremmo una mozione di sfiducia in Assemblea capitolina, il giusto luogo della democrazia, ma in caso contrario anche noi siamo pronti a dimetterci insieme ai consiglieri del Pd», hanno detto i due.
 
Il Pd riesce comunque a superare quota 25 già con i consiglieri che recentemente hanno fondato il gruppo consiliare “Conservatori riformisti”, che sarebbe la scissione di Forza Italia guidata da Raffaele Fitto. La collaborazione con loro è giudicata meno compromettente di quella con l’ex forzista poi alfaniano e adesso leghista Marco Pomarici che si è comunque detto anche lui prontissimo ad aiutare con le sue dimissioni pur specificando che non l’avrebbe fatto certo «per togliere il Pd dai guai, ma solo per cacciare Marino».
I fittiani hanno nomi non certo noti alle cronache nazionali: sono Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato. Entrambi sono molto vicini a Luciano Ciocchetti, forse noto, lui, più volte deputato, vicepresidente della regione Lazio con Renata Polverini e anche candidato sindaco dell’Udc nel 2008, quando i centristi andarono da soli e raccolsero il 3 per cento. Cozzoli e Barbato erano entrambi candidati nella lista civica a sostegno di Gianni Alemanno. Cozzoli prima di arrivare da Fitto è passato per l’Udc e per Forza Italia. Fitto in persona si mostra soddisfatto del suo fondamentale apporto che porta il fronta per il commissariamento del Comune al sicuro, a quota 26: «I nostri consiglieri Cozzoli e Barbato daranno le firme decisive».
 
Così finisce dunque l’esperienza amministrativa di Ignazio Marino. In attesa del commissariamento, si può solo - per ora - togliere questo sassolino. E fare una domanda, retorica, che resterà senza risposta: «Perché in questo momento, rispetto ad un sindaco che con dignità e orgogliosamente chiede un confronto in modo trasparente nella sede deputata dalla democrazia, le forze politiche usano ogni strumento possibile anche burocratico, come le dimissioni di massa di consiglieri per impedirlo?».Come forse ormai noto funziona così: per portare al commissariamento il Comune di Roma, nel caso in cui - come è per Marino - non ci solo né le dimissioni del sindaco, né una sfiducia votata dal consiglio comunale, né un voto contrario al bilancio, servono le dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri comunali.

I consiglieri sono 48 e servono quindi 25 dimissioni. Il Pd ha però 19 consiglieri. Faticando neanche troppo Matteo Orfini li ha convinti tutti a dimettersi (aiutato anche dalla notizia dell’indagine su Marino per i rimborsi), senza dare modo al sindaco - come invece avrebbe voluto lui - di intervenire in aula, e cercare di ricomporre così la frattura nella sede più istituzionale. Li ha convinti, ma non bastano. Ne servono altri sei. Due vengono dalla maggioranza: il consigliere di Centro Democratico Daniele Parrucci, subentrato in consiglio all’arresto di Massimo Caprari, e Svetlana Celli, della lista civica di Marino, unica su cinque membri del suo gruppo a dimettersi. Ne servono altri 4, vediamo chi sono.
«Io non mi dimetto insieme a Onorato», diceva all’Espresso un consigliere comunale del Pd. Che però ha dovuto cambiar opinione, perchéAlessandro Onorato e Alfio Marchini - i due eletti della lista dell’imprenditore - sono ovviamente i primi nomi su cui Orfini ha fatto affidamento. Marchini è da sempre indicato come uno dei nomi papabili alle prossime elezioni tanto per il centrodestra (con cui ha chiuso un accordo, qualche mese fa, dicendosi pronto a candidarsi anche con Forza Italia) quanto per il centrosinistra.
 
E se Cosimo Dinoi - ex candidato della lista Marchini subito passato al gruppo misto - si è negato, Orfini è riuscito a fare a meno anche di Sveva Belviso che siede sempre nel gruppo misto, come Dinoi, ma che è l’ex vicesindaco di Gianni Alemanno. Non è servito, così come non si è preso in considerazione l’eventuale aiuto - in questo caso neanche proposto - di Alemanno in persona - rimasto l’unico rappresentante della sua lista civica in consiglio comunale.
 
Benvenuto è invece Roberto Cantiani, formalmente consigliere del Pdl ma esponente di Ncd. Essendo Pd e alfaniani al governo insieme a palazzo Chigi, la cosa non stupisce poi tanto: «Sono disponibile alle dimissioni, lascio la poltrona», ha detto il consigliere entrando a via del Tritone dove c’è la sede dei gruppi consiliari.

Presenti ma non strettamente necessari sono poi i consiglieri di Fratelli d’Italia Fabrizio Ghera e Lavinia Mennuni: «Preferiremmo una mozione di sfiducia in Assemblea capitolina, il giusto luogo della democrazia, ma in caso contrario anche noi siamo pronti a dimetterci insieme ai consiglieri del Pd», hanno detto i due.
 
Il Pd dovrebbe riuscire però a superare quota 25 già con i consiglieri che recentemente hanno fondato il gruppo consiliare “Conservatori riformisti”, che sarebbe la scissione di Forza Italia guidata da Raffaele Fitto. La collaborazione con loro è giudicata meno compromettente di quella con l’ex forzista poi alfaniano e adesso leghista Marco Pomarici che si è comunque detto anche lui prontissimo ad aiutare con le sue dimissioni pur specificando che non l’avrebbe fatto certo «per togliere il Pd dai guai, ma solo per cacciare Marino».

I fittiani hanno nomi non certo noti alle cronache nazionali: sono Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato. Entrambi sono molto vicini a Luciano Ciocchetti, forse noto, lui, più volte deputato, vicepresidente della regione Lazio con Renata Polverini e anche candidato sindaco dell’Udc nel 2008, quando i centristi andarono da soli e raccolsero il 3 per cento. Cozzoli e Barbato erano entrambi candidati nella lista civica a sostegno di Gianni Alemanno. Cozzoli prima di arrivare da Fitto è passato per l’Udc e per Forza Italia. Fitto in persona si mostra soddisfatto del suo fondamentale apporto: «I nostri consiglieri Cozzoli e Barbato daranno le firme decisive».
 
Così finisce dunque l’esperienza amministrativa di Ignazio Marino. In attesa del commissariamento, si può solo - per ora - togliere questo sassolino. E fare una domanda, retorica, che resterà senza risposta: «Perché in questo momento, rispetto ad un sindaco che con dignità e orgogliosamente chiede un confronto in modo trasparente nella sede deputata dalla democrazia, le forze politiche usano ogni strumento possibile anche burocratico, come le dimissioni di massa di consiglieri per impedirlo?».

Twitter @lucasappino






 
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