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 CAMPIDOGLIO, RESSA DI CANDIDATI. LA MELONI RECLUTA TRUPPE DA FI

Invito alla lettura
Da Il MESSAGGERO del 17 marzo 2016 di Simone Canettieri

CAMPIDOGLIO, RESSA DI CANDIDATI. LA MELONI RECLUTA TRUPPE DA FI
SFIDA A DESTRA, FI PERDE PEZZI. MELONI:LISTA SENZA INDAGATI 

 Marino: «Corro da solo»

Con Giorgia Meloni ufficialmente in campo come candidato sindaco Forza Italia inizia a perdere i pezzi: diversi consiglieri azzurri, scettici sul nome di Guido Bertolaso, sono pronti a passare «dall'altra parte» e sostenere la corsa dell'ex ministro della Gioventù. Lei, intanto, prepara un codice etico e si prepara a fare «pulizia nelle liste che sosterranno la sua candidatura: non ci sarà spazio per gli indagati». Intanto la corsa per la poltrona di sindaco si arricchisce ogni giorno di nuovi pretendenti: al momento sono già 10 in campo ufficialmente, e altri che hanno intenzione di candidarsi. L'ex sindaco Ignazio Marino nel weekend verrà definitivamente allo scoperto: «Correrò da solo».


LO SCENARIO
 «Vogliamo gettare a Roma le basi per il nuovo centrodestra», dice Fabio Rampelli, braccio ambidestro di «Giorgia». E così intorno alla candidatura a sindaco di «mamma Meloni» nasceranno almeno quattro liste: quella civica (ma senza il suo nome nel simbolo), quella della casa cioè di Fratelli d'Italia, quella di Noi con Salvini (ieri sera alla Camera un vertice con i leghisti) e, infine, una lista dei moderati. Quest'ultima servirà a coprire l'assenza di Forza Italia. La svolta sarà etica: non ci saranno indagati nelle liste, assicurano da Fdl. Intanto, proprio in queste ore il traffico verso il partito della Meloni sembra abbastanza intenso. Telefonate, incontri che sembrano un po' dei casting e alla fine la prova del fuoco: la presentazione a «Giorgia» e a Rampelli, passando prima da Chiara Colosimo, ex consigliere regionale ai tempi della Polverini, gentile braccio armato di Fdl.

 I MOVIMENTI
Nei municipi si segnalano già diversi contatti di forzisti pronti a passare dall'altra parte. «Gente da sempre scettica su Bertolaso», raccontano. Giuseppe Scicchitano, Luigi Avveduto, Francesco Figliomeni, Alessandro Vannini. Ex consiglieri comunali e circoscrizionali in carica, una volta berlusconiani di ferro. Ma, ragionano da Fdl, «sono i primi segnali importanti, per gli altri basterà aspettare». La sensazione è quella dell'assedio a Palazzo Grazioli. Il coordinatore romano degli azzurri Davide Bordoni respinge e «nega gli assalti: «Non ci saranno fughe, il partito è unito sul nome di Bertolaso. Dispiace vedere la coalizione così frantumata. Domani (oggi ndr) Guido riunirà il coordinamento del partito per dire a tutti che vuole andare avanti». Sarà. Intanto, raccontano in Transatlantico che sia in corso anche un dialogo «importante» con Francesco Fitto, leader dei Conservatori riformisti, altro satellite uscito dall'orbita dell'ex Cavaliere che per logiche nazionali potrebbe virare sulla Meloni, dopo il via libera a Marchini. Nel consiglio comunale uscente grande calcio mercato non si segnala: si presenteranno di nuovo Fabrizio Ghera e Lavinia Mennuni. Ci sono in corso contatti con Giovanni Quarzo, già forzista ma soprattutto coinvolto nell'inchiesta Mafia Capitale, che però per motivi di opportunità non sarà schierato. E qui entra in campo la vera strategia di queste ore. Dimenticare, prendere le distanze, dire che «noi siamo un'altra storia» dall'ultima esperienza di centrodestra in Campidoglio. Nei prossimi giorni Meloni e Rampelli presenteranno un codice etico con un punto chiaro: niente indagati in lista. Un anticorpo necessario per dimenticare Mafia Capitale e schivare gli assalti grillini. 


DA IL MESSAGGERO DEL 17 MARZO 2016 di SIMONE CANETTIERI

GIORGIA:"IN LISTA NESSUN INDAGATO E IL MIO COMPAGNO FARA' IL MAMMO

ROMA II predellino di questo nuovo centrodestra è lo scalino della fontana davanti al Pantheon. «Fateme respira'», chiede Giorgia Meloni che vorrebbe planare sopra a questo bosco di braccia tese (di cameraman e fotografi). Il circo mediatico si ricorda che l'ex ministro è incinta, si ferma un attimo, poi, ci mancherebbe, riparte l'assalto. «Scendete o non facciamo niente», ribatte lei prima di annunciare la sua scelta. Che diventa politica e personale, o viceversa, ribaltandogli slogan femministi di una volta. E così arriva l'elogio della «scelta folle» per «una sfida epocale»: candidarsi a sindaco. Sperare di diventare la «Petroselli di destra» (copyright di Francesco Storace). «Ma - avverte - farò una campagna elettorale da mamma». Nessun problema dunque se più in là darà buca a qualche comizio per via di nausee o gambe gonfie: «La gente mi capirà». Mamma Roma. Il binomio è questo. E anche lei ci scherza sopra ma si capisce che tutta la strategia sarà impostata così: ridare l'orgoglio perduto di poter dire «civis romanus sum»; geolocalizzare la sfida tutta nella Capitale a colpi di empatia e slang («Prima di decidere ho fatto un giro al mercato di Testaccio»); rivendicare lo strappo con Berlusconi non tanto per la scelta di Bertolaso («Guido faccia un passo di lato e non indietro») ma quanto per i consigli ostetrici non richiesti. «Avrei preferito godermi questi mesi di gravidanza - dice quasi subito l'ex ministro scortata dal deputato Fabio Rampelli dalle spalle che tradiscono i tempi da nuotatore - ma ogni donna deve scegliere liberamente». 

SILURO AD ALEMANNO 
E allora il simbolo diventa la Lupa Capitolina, che saluta la scalinata del Campidoglio: «Se lei allatta due gemelli perché non posso farlo io da sindaco?». Dopo gli appelli agli alleati, più o meno ex, come nel caso di Berlusconi, scattano le interviste. Sotto un sole per nulla timido («Per Giorgia è dura»), con gli aerei che sfrecciano sopra il Pantheon e un mix di operatori e curiosi che la circondano e la salutano. «Ao, me stai a mette ansia», risponde Meloni a una supporter abbastanza insistente che la reclama. «Fateme respira'», chiede più volte invano davanti ai microfoni. E alla fine, di riffa e di raffa, si va a finire sempre sul pancione (che però al momento non si vede sotto a una camicia larga di seta bianca). In piazza c'è tutta la famiglia di Fratelli d'Italia, a Roma considerata «un po' una setta» nel centrodestra, ma non c'è lui, Andrea Giambruno. Il compagno. «Mi ha detto di andare avanti - dice Meloni - e che al limite può fare il mammo». Che poi è la battuta che a destra facevano a Nichi Vendóla tempo fa, ma in questo contesto fa titolo. E «Giorgia» è abbastanza veloce in questo gioco. E se Storace chiuderà i ristoranti indiani se non torneranno in Italia i Marò, lei è pronta «ad abolire le file indiane», scherza. L'uscita, la prima da candidata, dura un'ora e mezza e sempre in piedi (ancora un'amica: «Vedi quanto è tosta?»). Dietro le battute e le confessioni prenatal c'è la strategia che Fratelli d'Italia sta mettendo a fuoco. Quando finirà il fair play, inizieranno gli assalti sulla stagione del centrodestra in Campidoglio. Ecco perché dal Pantheon è partito subito un missile a Gianni Alemanno: «Non starà con noi, non faremo i suoi errori». Distingui «ipocriti» per l'ex sindaco, che però nascondono il vero ostacolo politico: l'accostamento con Mafia Capitale. Nei prossimi giorni Rampelli e Meloni presenteranno un codice etico per le candidature: niente indagati, richiesta di carichi pendenti per chi è in lista. Un vaccino anti grillino necessario. «Anche se nel nostro statuto siamo già molto rigidi: decadenza dalle cariche già per la condanna in primo grado», ricorda Rampelli. Quando tutto finisce, quando anche il sosia di Grillo lascia la piazza insieme agli ultimi reduci del circo mediático, Meloni se ne va. Prima ha cantato «viva la mamma», e dopo poco qualcuno l'ha salutata così: «Chi vota la fiamma, vota la mamma». Chi è intorno a lei ragiona: «In fin dei conti Silvio pensava di trattarci come Dudù: si è sbagliato, no?». 



 
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