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 Segnalazioni: Il risveglio del vulcano spaventa Roma

Rassegna stampa
Il risveglio del vulcano spaventa Roma
Colli Albani, 20 chilometri dalla capitale. L'esperto: il magma sale. La conferma dal satellite
29 ottobre 2016 - Il risveglio del vulcano spaventa Romi Colli Albani, 20 chilometri dalla capitale. L'esperto: il magma sale. La conferma dal satelliti Nuvole di gas che si alzano dal terreno. Lievi scosse di terremoto. Una sequenza simile a quella già registrata fra il 1991 e il 1995 che scatenò paura e polemiche. Fenomeni ripetuti nel tempo, sempre più frequenti. Potrebbe cominciare così la trasformazione dell'area dei Colli Albani in un vulcano vero e proprio, pronto a eruttare a meno di 20 chilometri da Roma. Una realtà preoccupante che gli studiosi si affrettano comunque a «raffreddare», parlando di un lasso temporale di almeno mille anni prima che scenari del genere possano effettivamente avverarsi. Una previsione certa non c'è. E intanto rimane il fatto che - anche sull'onda dei terremoti che si ripetono ormai nelle ultime settimane sconvolgendo l'Italia centrale e una parte del Lazio, a meno di 100 chilometri dalla Capitale - i dintorni di Roma sono tenuti di continuo sotto stretta osservazione. «Ma dovrebbero esserio di più - avverte Fabrizio Marra, studioso dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, specializzato proprio nello studio della geologia dell'area romana - la zona vulcanica tradizionale che si trova sotto i Colli Albani, soprattutto dalle parti di Castelgandolfo non solo non si è estinta, ma si sta lentamente risvegliando. Si è rimessa in moto». 


Come a dire che quella porzione dei Castelli romani - tea tro non di rado di terremoti di magnitudo non molto forti ma comunque avvertiti dalla popolazione - potrebbe un giorno diventare un territorio veramente a rischio. Quasi come lo è quello del Vesuvio, dove però la ripetizione degli eventi viaggia con l'unità di misura di centinaia e non di migliaia di anni. «Le osservazioni di telemetria satellitare, realizzate registrando la distanza della superficie terrestre rispetto a un satellite a ogni suo passaggio sopra un determinato punto - spiega ancora lo specialista dell'Ingv - hanno rivelato un continuo sollevamento, con tassi di 2-3 millimetri l'anno, negli ultimi 20 anni, nell'area che corrisponde esattamente a quella in cui sono avvenute le eruzioni più recenti. L'area in questione che si sta alzando (che nella mappa in alto viene indicata da punti rossi e arancioni dove il fenomeno è più consistente) coincide infatti con quella dove sono localizzati i crateri dell'attività più recente: Ariccia (200 mila anni fa), Nemi (150 mila), Valle Marciana (100 mila) e Albano (due cicli a 69 mila e 41çá mila)». Dai rilievi svolti da una squadra di studiosi italiani, che nel luglio scorso ha pubblicato un documento - l'«Assessing the volcanic ha2ard for Rome» (Valutazione del rischio vulcanico per Roma) sulla prestigiosa pubblicazione britannica «Geophysical Rese arch Letters» - è emerso come «si possa ipotizzare che al di sotto dell'area dove sono avvenute le eruzioni più recenti si stia accumulando nuovo magma che provoca un rigonfiamento della superficie - sottolinea Marra -. I tempi di risalita di questo magma possono essere stimati nell'ordine delle diverse centinaia, se non migliaia di anni. Non c'è quindi un pericolo imminente, ma questo studio ci ha fatto capire che l'area vulcanica non solo non è estinta, ma è in fase di risveglio». Lo studio di luglio ha fatto il giro del mondo. Ne hanno parlato soprattutto riviste scientifiche che hanno ripreso anche analisi precedenti. Tuttavia la storia del «vulcano di Roma» non è mai apparsa più concreta come in questo periodo di allarme, con le centinaia di segnalazioni da parte dei romani dopo ogni scossa di terremoto di crepe e fessurazioni nei muri dei palazzi, di lampadari che ondeggiano paurosamente, di cornicioni in procinto di staccarsi e piombare al suolo. E anche visto che è stata dall'inizio una delle possibilità chiamate in causa degli inquilini ora sfollati - di crolli improvvisi di edifici, come il palazzo in via della Farnesina, a Ponte Milvio, che la sindaca Virginia Raggi ha ordinato di abbattere d'urgenza entro le prossime due settimane. Ð timore è che scosse di terremoto prolungate - 
come la serie di mercoledì sera conseguenza del nuovo terremoto in Umbria e nelle Marche - possa seriamente mettere a rischio alcuni edifici nella Capitale. «Con quegli eventi però il tema vulcanico non c'entra aggiunge Marra - ci siamo tuttavia resi conto che in quell'area dei Castelli è in corso una fase di ricarica di energia. Un altro aspetto è invece legato allo studio delle tracce laviche che affiorano e che testimoniano cicli eruttivi con periodi regolari fra i 30 e i 40 mila anni». Un intervallo di tempo che sarebbe già quasi trascorso un'altra volta. Gli studiosi sono convinti che si sia ripresentando la situazione di decine di migliaia di anni fa. Con tutto il suo carico di inquietanti conseguenze. «Possiamo presupporre che molto in profondità, fra i 5 e i io chilometri, ci sia una massa di nuovo magma in movimento che prima o poi arriverà in superficie», conclude lo studioso. E il sollevamento del terreno lo conferma. Rinaldo Frignani



 
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