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 Il Tempo: Museo Shoah e Sant`Egidio Gli immobili diventano un caso

Rassegna stampa
Roma, 12 feb 2017 - Dalla Regione affitti a prezzi stracciati nonostante le morosità. Esposto alla Corte dei conti.
Museo Shoah e Sant`Egidio Gli immobili diventano un caso.



Rischia di finire con una indagine della Corte dei conti l'assegnazione da parte della Regione di tré immobili alla Fondazione Museo della Shoah, alla Comunità di Sant'Egidio, e alla Onius Intersos. Una vicenda sulla quale il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Fabrizio Santori presenterà in settimana un esposto alla procura generale della Corte dei conti. La vicenda è presto riassunta: secondo quantodenunciaSantori, laRegione Lazio awebbe assegnato in locazione aprezzi stracciati degli immobili nonostante i conduttori - Museo della Shoah e Sant'Egidio, appunto - già ne fossero in possesso e nonostante debiti pregressi per ñ³ãñàÇ milioni di euro. La vicenda è narrata, oltre che nell'esposto che verrà depositato allamagistratura contabile, anche in una interrogazione presentata dallo stesso consigliere diFdI alla Pisana. Con la delibera 742 del 30 novembre 2011, la giunta regionale, in attuazione della delibera del 20 settembre precedente, autorizza la stipula di contratti di locazione e/o concessione a canone ricognitorio di beni immobili di proprietà regionale a soggetti senza fine di lucro. La delibera 540 al comma 3 dell'articolo 8 prevede l'istituzione di una commissione tecnica di valutazione i cui criteri sono dettagliati nell'Atto di organizzazione,cheincardinal5prowedimenti simili. Per tré di questi le istruttorie tecnico documentali sono concluse, come riporta la delibera 742, secondo la quale la Fondazione Museo della Shoah paga per l'unità immobiliare ex Comunione delle Asl via Florida 24 a Roma un canone annuo di 7.206,72 euro; la Comunità di Sant'Egidioperl'immobileexComunione delle Asl in via Anicia 7 a Roma paga un canone annuo di 23.702,76 euro; la Intersos Onius, per parte dell'immobile ex Enaoli m via di Torre Spaccata 157 a Roma, versa un canone di 7.004,28 euro. «I primi due beneficiari, cioè Museo della Shoah e Sant'Egidio - denuncia Santori - detenevano già gli immobili inquestione senza titolo o con titoli scaduti e ingente morosità nella corresponsione dei canoni/ indennità di occupazione. Ni loro confronti erano già state adottate misure amministrativefinalizzateaUaquantificazione delle somme dovute, compresaladiffida al rilascio degli immobili a pena dell'avvio di mirate azioni legali a tutela della proprietà pubblica nonché del creditovantatodallaRegione Lazio di circa tré milioni du euro». Perquesti motivi, secondoSantori, «risulta a dir poco inusuale la ricevibilità e la contestuale approvazione di una nuova istanza di richiesta di concessione degli stessi immobili da parte degli stessi soggetti la cui posizione debitoria causa un danno rilevante allecassedellaRegione. Gli stessi soggetti debitori continuano a detenere gli immobili in attesa della stipula dei nuovi contatti autorizzati dalla delibera 742, precludendone una diversa fruizione e un'effettiva valorizzazione reddituale». La situazione per Santori genera un danno economico all'amministrazione, di qui l'intenzione - non avendo sortito l'interrogazione alcun efetto - di presentarel'espostoallaprocura della Corte dei conti. Ma c'è di più. «Il terzo beneficiario - accusa Santori - nei primi giorni di gennaio 2017, si sarebbe presentato nella struttura di proprietà della Regione in via di Torre Spaccata, sostenendo nei confronti dell'associazione che li svolge da anni la propria attività, di avere il diritto di occupare il bene per la creazione di un centro di accoglienza per minori immigrati, di fatto arrogandosi il diritto, non ancora sancito da alcun titolo contrattuale, di far sgomberare gli attuali detentori della struttura». 11 peraltro «esiste già un centro richiedenti asilo per minori oltre ad altre strutture quali il Centro igiene mentale, la Casa accoglienza per donne e bambini vittime di violenza, la Casa Iride per malati terminali, la Casa famiglia e le strutture Asi. «Intersos - spiega Santori - ha ottenuto con la delibera 742, un canon
e ricognitorio di circa 7.000 euro che, se parametrato a qualunque valore di mercato rispetto a metratura e consistenza dell'immobile, è di fatto un rilavante vantaggio economico quasi ai limiti della legittimità ai sensi e per gli effetti delle normative vigenti in tema di trasparenza e corruzione. Un canone non de- terminato prima con una procedura a evidenza pubblica: la collettività o altre associazioni interessate non sapevan nulla e non hanno potuto accedere all'istanza di richiesta dell'immobile.Tali immobili non sono stau offerti mediate un avviso di manifestazione di interesse, ledendo qualunque principio di trasparenza e competitivita: un'altra associazione avrebbe potuto presentare un progetto diverso o offrire un canone più alto, magari mediate protocollo d'intesa o accreditamento presso la Prefettura». Danno economico I crediti vantati dal Lazio ammontano a tré milioni di euro 



 
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