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 An Informa: PDL: IDEE, UOMINI, PROGRAMMI. UNA SQUADRA VINCENTE

Contatto con il territorio
Europee/Perché votare PdL
Abbiamo uomini, idee e programmi
Il PdL è il partito degli italiani. Porta in Europa l’orgoglio di essere italiani. Non si vergogna del tricolore. È fiero e geloso delle proprie radici storiche e culturali.

Per la prima volta dopo gli anni del boom economico che ci ha portato a essere la quinta potenza economica mondiale, gli italiani hanno in Silvio Berlusconi un leader che in Europa e nei vertici dell’Unione europea non si limita a sottoscrivere e accodarsi alle decisioni altrui, ma fa valere il peso dell’Italia. Un leader che facendo valere il peso di un’Italia saldamente ancorata alla sua collocazione occidentale, fa valere al tempo stesso il peso di un’Europa forte e unita.
 

Tra Berlusconi e la sinistra c’è la differenza che passa tra chi fa ancora politica secondo gli schemi di vecchie ideologie, e chi invece conosce solo la religione della libertà e solidarietà, e affronta con pragmatismo le sfide globali nell’interesse del suo Paese e dei cittadini che lo hanno eletto.
 

Berlusconi è autorevole in Europa, checché ne dica una certa stampa estera, perché gode di un consenso interno che non ha eguali nel Continente, forse nel mondo, e esprime un governo forte e politicamente compatto, quindi stabile e duraturo (in precedenza, i governi italiani duravano in media 11 mesi).
 

Berlusconi può farsi valere in virtù delle relazioni costruite a partire dal 1994 con altri leader e con Paesi importanti. Non è un caso che Berlusconi abbia mediato con efficacia in Europa per rilanciare i rapporti tra la Nato e la Russia e tra l’Unione Europea e la Russia, ottenendo fra l’altro la soluzione di due gravi crisi dell’ultimo anno (quella russo-georgiana e quella russo-ucraina per il gas). Non è un caso, ancora, che grazie alla mediazione con la Turchia, si sia sbloccato nell’ultimo vertice dell’Alleanza Atlantica il nodo del nuovo Segretario Generale (Rasmussen). E non è un caso, anche qui a dispetto delle polemiche alimentate dalla sinistra, che Berlusconi sia il primo leader dell’Europa continentale a fare visita al neo-Presidente Obama a Washington, il prossimo 15 giugno. Prima di lui, è andato solo Gordon Brown, che “non fa testo” in quanto premier dell’alleato storico degli Usa, il Regno Unito. E non è un caso, infine, che in Medio Oriente l’Italia di Berlusconi sia il Paese che ha le relazioni migliori con tutte le parti in conflitto, da Israele ai palestinesi.
In Europa, da quando Berlusconi è il Presidente del Consiglio italiano, i nostri partner sanno di dover fare i conti con l’Italia e di doverci ascoltare.
Berlusconi lo ha dimostrato già con i precedenti governi da lui guidati: per esempio ha ottenuto l’elezione alla Presidenza della Commissione Europa di José Manuel Barroso, la sede dell’Agenzia agro-alimentare a Parma, e ultimamente, sotto la presidenza francese, la fondamentale modifica al pacchetto energia che ha evitato alle imprese italiane – e europee – di pagare da sole per l’inquinamento prodotto soprattutto da altri, in particolare dalla Cina.
 

Berlusconi e il Popolo della Libertà puntano a portare al Parlamento Europeo il gruppo di parlamentari per singolo partito più numeroso, nel gruppo a sua volta più grande, il Ppe. Se vi riusciranno, si potrà candidare l’italiano Mario Mauro alla Presidenza del Parlamento Europeo. E, comunque, i parlamentari del PdL vigileranno sui provvedimenti in discussione a Strasburgo, in difesa delle famiglie e delle imprese italiane.
Berlusconi, per la prima volta, senza mezzi termini ha detto che farà di tutto per sostenere candidature italiane fra i quadri europei, per riportare la presenza italiana a livelli che il Paese merita nelle istituzioni comunitarie. Là dove si decide su tanti aspetti della nostra economia attraverso interventi e direttive.
Al tempo stesso, Berlusconi e il PdL vogliono la riforma dell’Europa. Basta con le burocrazie asfissianti e costose, che alimentano se stesse e le lobby che hanno attorno (le stesse che trovano spazio nelle campagne di stampa contro l’Italia). Berlusconi e il PDL vogliono un’Europa più forte e unita, che parli con una sola voce in politica estera, economica e difesa. Dall’altro vogliono un’Europa dei cittadini, non dei burocrati (un’Europa più efficiente e insieme democratica).
 

Il PdL sa che cosa vuole, ha sottoscritto il manifesto del PPE (il Partito popolare europeo, la famiglia politica più grande in Europa). Il Pd, invece, non sa neppure a quale gruppo unirsi, se ai liberali o agli ex comunisti. Quale progetto potrà portare nell’Europarlamento? Quale visione potrà avere? Con quali forze potrà allearsi se vorrà, per una volta, fare gli interessi dell’Italia e non i propri?

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Europee/ Perché votare PdL
Abbiamo una squadra forte
Ci sono motivi profondi, non tutti purtroppo evidenti, per dare al Popolo della Libertà e a Silvio Berlusconi quel plebiscito di voti che il governo merita anche in chiave europea.
 

Evidenti sono le ragioni che hanno messo fuori gioco la sinistra, sbaragliata la leadership del Pd, che ha sostituito Veltroni con una controfigura posticcia, senza svincolarsi dal giogo dipietrista… altrettanto evidenti sono i meriti di un Esecutivo che ha risolto le emergenze senza trascurare un’amministrazione della cosa pubblica che ha assunto, da subito, i contorni della straordinarietà. Il governo ha affrontato infatti il terremoto d’Abruzzo e quello finanziario mondiale senza nulla concedere a catastrofisti di regime e ai menagramo di corte, così solerti tra le cornacchie e i corvi dell’opposizione.
 

Berlusconi ha tenuto fede, più che nel quinquennio 2001 – 2006, e anche grazie a quell’esperienza turbolenta, alla carta di identità di governo del fare. Ha interpretato così il mandato ricevuto e ha superato l’occhio del ciclone della crisi salvaguardando banche e risparmi degli italiani, rinforzando il sistema della difesa sociale e del lavoro, garantendo la sicurezza e incentivando l’impresa medio piccola senza scordare quei grandi gruppi – ad iniziare dalla Fiat – sin dove si poteva e si doveva. Non oltre, come invece è stato fatto, per banche e aziende fallite in troppi Paesi d’Europa e nella virtuosa America che è stata all’origine della tempesta ancora in atto…
 

La lungimiranza del Popolo della Libertà che regge l’urto della crisi e si consolida contro un Pd che, specularmente, perde pezzi e frantuma le proprie leadership, deve spingerci ora a rafforzare il nostro partito. Non votiamo solo per l’Europa: votiamo anche e per l’Italia. Votare Pdl e dare la preferenza a Berlusconi garantisce continuità al lavoro iniziato e serve ancor di più per consentirci dopo un rilancio e un salto di qualità nelle giuste ambizioni di questo governo, di questo partito, e più ancora di questo leader.
 

Riflettiamo per un attimo sulle parole del Capo dello Stato che invoca concordia, scelte condivise e una forte coesione politica…Nessuno, più e meglio di Berlusconi, vorrebbe agire e offrire al Paese in tema di riforme e di crescita civile, una rivoluzione liberale. Lo può fare contando appunto su un clima simile, per inserirvi le proposte più avanzate di rinnovamento del sistema e di autentiche riforme. Per passare dalle parole ai fatti occorrono due condizioni e, la prima almeno, dipende esclusivamente da noi. Una maggioranza forte nei numeri e coesa al proprio interno. E una opposizione degna del nome e in grado di sostituire alla propaganda del gossip un vero contributo di idee.
 

Napolitano sa che è più facile migliorare e perfezionare la politica di questa maggioranza, che sperare in un rovesciamento della mentalità di questa sinistra “drogata” di antiberlusconismo…
 

Solo una nostra vittoria netta sul campo europeo potrebbe costringere il Pd a cambiare per non sparire. Più forza al Pdl oggi serve anche per dare al governo la possibilità di aiutare chi gli si oppone. Non sembri un paradosso: le parole misurate e ripetute del Capo dello Stato invitano gli italiani per bene a fare questo sforzo subito e dalla parte giusta per aiutare l’intero Paese.



 
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