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 Approfondimenti: RICORDO E ONORI AI MARTIRI DI NASSIRIYA

Contatto con il territorioRICORDO E ONORI AI RAGAZZI DI NASSIRIYA


Gli attentati di Nassiriya avvennero il 12 novembre 2003. Nassiriya, il capoluogo della regione irachena di Dhi Qar, è una città che si trova sulle rive dell'eufrate. Alle ore 10:40 (ora locale, UTC+03:00), le 08:40 in Italia un camion cisterna pieno di esplosivo scoppia davanti la base militare italiana, provocando l'esposione del deposito munizioni della base e la morte di diverse persone tra militari e civili. Il tentativo di Andrea Filippa, di guardia all'ingresso della base "Maestrale", di fermare, con il mitragliatore pesante in dotazione, i due kamikaze che erano alla guida del camion risulta vano, anzi, gli attentatori rispondono al fuoco con i kalashnikov.


Sono addolorato e ferito dall'accaduto. Vite spezzate e famiglie distrutte per sempre. Difficile immaginare di peggio. Il Paese, tutto il Paese si stringa accanto alle famiglie... i figli soprattutto. Che si faccia sentire, con la forza del rispettoso silenzio per la tragedia, tutto l'amore e la dedizione che questi ragazzi si sono meritati con il loro sacrificio. Che ricordino tutti le centinaia, le migliaia di ragazzi e ragazze che quotidianamente si impegnano, rischiando continuamente la vita, per garantire la pace e la sicurezza nel nostro Paese e nelle parti più sfortunate del mondo. Stavolta le nostre capacità, il rispetto che sempre è stato dimostrato per le popolazioni locali non è bastato ad arrestare la morte, l'assassinio premeditato. Non fermiamoci, non abdichiamo ai nostri doveri, non rinunciamo ai nostri principi, non offendiamo la nostra serietà. Nessuna polemica. Solo un forte abbraccio a tutti i familiari dei colleghi caduti. Forte come l'amore che hanno nutrito in vita per il nostro Paese. Un credo, un valore che li ha condotti fino all'estremo dono della vita.
Gianfranco Monteleone

Voglio esprimere la mia solidarietà a tutti i ragazzi impegnati nelle missioni di pace nel mondo e, in particolare, a quelli impegnati in Iraq. Non posso minimamente immaginare la vostra sofferenza in questi momenti, ma vi prego di tenere duro e di non mollare mai perchÈ siete un modello di comportamento per tantissimi ragazzi. Vi guardiamo sempre con ammirazione indossare quella mimetica e quel Tricolore sul braccio, cantare l’Inno e sfilare ai Fori Imperiali…Siete il nostro orgoglio ragazzi, tenete duro!!! Tutta l’Italia vi sarà riconoscente! Con sincera e profonda ammirazione!
Amerigo Cianti






















IN RICORDO DI NASSIRIYA

PREGHIERA DEI CARABINIERI

Virgo Fidelis

Dolcissima e gloriosissima
Madre di Dio e nostra, noi
Carabinieri d'Italia a Te
reverente il pensiero,
fiduciosa la preghiera e
fervido il cuore!
Tu, che le nostre Legioni
invocano confortatrice e
protettrice con titolo di
"VIRGO FIDELIS", Tu accogli
ogni nostro proposito di bene
e fanne vigore e luce per la
Patria nostra.
Tu, accompagna la nostra
vigilanza, Tu consiglia
il nostro dire, Tu anima la
nostra azione, Tu sostenta il
nostro sacrificio, Tu
infiamma la devozione
nostra!
E da un capo all'altro d'Italia
suscita in ognuno di noi
l'entusiasmo di testimoniare,
con fedeltà sino alla morte,
l'amore di Dio e ai fratelli
italiani.
E cosi' sia!

Le persone coinvolte
L'attentato provoca 28 morti, 19 italiani e 9 iracheni. Gli italiani sono:

  • i carabinieri
    • Sottotenente Giovanni Cavallaro
    • Sottotenente Enzo Fregosi
    • Sottotenente Filippo Merlino
    • Sottotenente Alfonso Trincone
    • Maresciallo aiutante Massimiliano Bruno, (Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte)
    • Maresciallo aiutante Alfio Ragazzi, (Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte)
    • Maresciallo capo Daniele Ghione
    • Brigandiere Giuseppe Coletta
    • Brigandiere Ivan Ghitti
    • Vice brigandiere Domenico Intravaia
    • Appuntato Horatio Majorana
    • Appuntato Andrea Filippa
  • i militari dell'esercito
    • Capitano Massimo Ficuciello
    • Maresciallo capo Silvio Olla
    • Caporal maggiore capo scelto Emanuele Ferraro
    • Primo caporal maggiore Alessandro Carrisi
    • Caporal maggiore Pietro Petrucci
  • i civili
    • Dottor Stefano Rolla (regista)
    • Signor Marco Beci (cooperatore internazionale)
Inoltre provoca circa 140 feriti.

I militari caduti appartenevano alle brigate San Marco, Folgore, Trieste, Savoia, Trasimeno. Sono morti anche alcuni appartenenti alla brigata Sassari che stavano scortando la troupe cinematografica di Stefano Rolla.

All'Altare della Patria fu allestita la camera ardente per tutti gli italiani morti. I funerali di Stato si svolgono il 18 novembre 2003 nella basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma, officiati dal cardinale Camillo Ruini, alla presenza delle più alte autorità dello Stato; le salme giungono nella basilica scortati da 40 corazzieri a cavallo. Per questo giorno è stato proclamato il lutto nazionale.


Antica Babilonia
Nel quadro della guerra al terrorismo, è iniziata nel mese di marzo 2003 l'operazione "Iraq Freedom" (OIF) da parte di una coalizione degli eserciti inglesi ed americani. Il 1 maggio 2003 la guerra è ufficialmente finita.

La risoluzione 1483 del 22 maggio 2003 approvata dal Consiglio di Sicurezza delle ONU invita tutti gli Stati a contribuire alla rinascita dell'Iraq, favorendo la sicurezza del popolo iracheno e lo sviluppo della nazione.

L'Italia partecipa attraverso la missione "Antica Babilonia" fornendo forze armate dislocate nel sud del Paese, sotto la guida inglese. La missione italiana è iniziata il 15 luglio 2003 ed è un operazione di peacekeeping (mantenimento della pace), con i compiti di garantire la sicurezza, ripristinare i servizi e le infrastrutture, addrestrare la nuova polizia irachena.

Il comando italiano si trova a Bassora. La base "Maestrale", dove è avvenuto l'attentato, si trova al centro della città di Nassiriya e durante il regime di Saddam Hussein era sede della Camera di Commercio. L'"Animal house", così era soprannominata, era occupata dalle MSU (Multination Specialized Unit), che avevano scelto quel luogo per avere un contatto maggiore con la popolazione. Dopo l'attentato tutti i soldati italiani che lavoravano nella città sono stati trasferiti alla base di "Camp Mittica" nell'ex aereoporto di Tallil, a 7km da Nassiriya.


Le inchieste
Due sono le inchieste aperte su questi fatti. Una avviata dalle autorità militari vuole scoprire se è stato fatto tutto il necessario per prevenire gli attacchi. Le due Forze armate coinvolte sono giunte a conclusioni diverse; l'Esercito ha chiesto una consulenza al generale Antonio Quintana, secondo il quale sistemare la base al centro della città e senza un percorso obbligato a zig-zag per entrare all'interno di essa è stato un errore. Mentre per la commisione nominata dall'Arma dei Carabinieri non ci sono state omissioni nell'organizzazione della sicurezza della base.

L'altra inchiesta è stata aperta dalla procura di Roma per cercare di individuare gli autori del gesto. Il suo lavoro non è facile dato che deve lavorare su un territorio straniero in cui le condizioni non sono stabili. L'unica cosa stabilita con certezza è che a scoppiare è stato un camion cisterna con 400 kg di tritolo mescolato a liquido infammiabile.

Si sospetta che Abu Musab al Zarqawi sia il mandante degli attentati, appoggiato dagli estremisti sunniti, mentre per la parte finanziaria si pensa ad un professore di teologia che lavora all'ateneo di Bagdad. Un altra ipotesi porta verso il coinvolgimento di una cellula terroristica libanese molto vicina agli ambienti di Al Qaida, infatti le modalità dell'attacco ricordano altri attentati accaduti in Libano, ed inoltre alcuni terroristi arrestati a Beirut avrebbero raccontato diversi particolari della strage di Nassiriya. Entrambe le piste portano comunque ad un coinvolgimento di persone venute da fuori della provincia di Dhi Qar a prevalenza sciita e questo confermerebbe quanto affermato dai vertici della base "Maestrale", cioè che non c'erano motivi particolari di preoccupazione in quanto la popolazione locale non era ostile verso i militari italiani e gli estremisti locali venivano monitorati con attenzione.


Due inchieste per un solo obiettivo: capire come e perche' e' avvenuta la strage alla base Maestrale costata la vita a 12 carabinieri, 5 soldati dell'esercito e due civili.

L'INCHIESTA MILITARE - Un primo risultato sembra acquisito: i militari presenti all'interno della base si sono comportati in modo esemplare e, con la loro reazione, hanno probabilmente scongiurato conseguenze ancora piu' gravi. Dal procuratore Antonino Intelisano non arriva nessun particolare, ma soltanto la conferma che gli accertamenti non sono ancora conclusi. Per il momento dunque nessuna richiesta di archiviazione e' imminente e tantomeno di rinvio a giudizio. Nel corso di questi mesi sono state molte le persone sentite, ma al momento sembra non esserci nessun indagato. Nel frattempo, sul tavolo del procuratore Intelisano ci sono due corposi rapporti: uno del generale dell'Esercito Antonio Quintana, l'altro del generale dei Carabinieri Virgilio Chirieleison. Il loro contenuto e' ancora riservato: secondo quanto si e' appreso, tuttavia, in entrambe verrebbe sottolineato il comportamento esemplare dei militari presenti nella base che hanno immediatamente risposto al fuoco appena avuta la percezione del pericolo. E probabilmente sono stati proprio i colpi sparati dai soldati italiani a far esplodere il camion-kamikaze e l'autobomba, forse, prima dell'impatto con l'edificio. Ma la base della Msu era adeguatamente protetta? I comandanti, ai vari livelli, hanno sottovalutato il pericolo? Sono questi gli aspetti piu' delicati dell'indagine. Nel rapporto di Chirieleison, secondo quanto e' stato possibile apprendere, verrebbe sottolineata l'adeguatezza complessiva del dispositivo di protezione.

Nella relazione di Quintana, invece, secondo indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi da ''Il Tempo'', verrebbero evidenziati alcuni ''rilievi nei confronti della gestione della sicurezza della base''. Quello che e' certo e' che da piu' parti, in questi mesi, e' stata critica la presunta eccessiva vulnerabilita' del quartier generale della Msu: muri troppo bassi, armeria poco protetta, falle nella recinzione, carenza degli 'hesco bastion', i muri fatti con rete metallica e sabbia. Tutto questo per una base sistemata nel centro della citta', a ridosso di una strada trafficatissima e nevralgica per Nassiriya.

L'INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA - Il fascicolo aperto dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio e' contro ignoti. Dopo mesi di buio nelle indagini, uno spiraglio di luce si e' aperto a fine settembre, quando uomini del Sismi in collaborazione con i servizi libanesi, hanno sventato un attentato contro l' ambasciata italiana a Beirut. Il procuratore libanese Adnan Addum, spiego' che compagni della stessa cellula che aveva progettato l' azione contro la rappresentanza diplomatica italiana avevano attuato l' attentato suicida a Nassiriya. La procura di Roma ha chiesto informazioni ai colleghi libanesi ed e' in attesa di notizie. Alla fine di ottobre, inoltre, i pm hanno inoltrato tramite rogatoria internazionale alle autorita' libanesi, la richiesta di poter interrogare i componenti della cellula ma per l' assenza di rapporti di collaborazione giuridica tra Italia e Libano, la richiesta e' stata formulata solo sulla scorta di un atto di cortesia che le autorita' libanesi stanno ancora valutando se accogliere o meno.

Uno degli elementi di primo piano della cellula che progettava l'attentato all'ambasciata italiana, Ismail Mohammad al Khatib, e' pero' morto in ospedale, ufficialmente per una grave crisi cardiaca. Una morte che i parenti hanno invece imputato alle torture e ai maltrattamenti che avrebbe subito in carcere. Dietro la sua figura vi sarebbe l' ombra di Al Qaeda e del giordano Abu Musab al Zarqawi, ormai indicato come il pericolo pubblico numero 1 del terrorismo islamico, che rivendico', tra le altre cose, proprio la strage contro gli italiani del 12 novembre dello scorso anno.


IRAQ: GEN.FRATICELLI, DOPO NASSIRIYA VOGLIA DI UNIFORME

ROMA - Voglia di uniforme dopo la strage di Nassiriya. ''Potrebbe sembrare strano e invece e' quello che si e' verificato. E che ancora si sta verificando'', dice il generale Giulio Fraticelli.

E come la spiega, il capo di Stato maggiore dell'Esercito, questa corsa all'arruolamento? ''Forse e' stato anche per effetto della mobilitazione che c'e' stata nel Paese, della solidarieta' alle famiglie, alle Forze armate. Quello che e' certo e' che noi abbiamo registrato un notevole aumento delle domande di arruolamento. E questo trend positivo c'e' anche ad un anno di distanza''.

Per il capo della Forza armata piu' numerosa, alle prese con il passaggio dalla leva all'Esercito di soli volontari, e' un dato che puo' fare solo piacere. ''A tutt'oggi - spiega Fraticelli - per il primo 'blocco' di arruolamenti con la nuova legge sul professionale, noi dell'Esercito abbiamo gia' piu' di 16 mila domande per quattromila posti. Significa 1 a 4 nel rapporto tra i posti disponibili e le domande che arrivano''.

Certo, oltre alla quantita' bisogna guardare anche alla qualita' e il generale su questo si riserva di pronunciarsi: ''tuttavia - afferma - credo si possa essere ragionevolmente ottimisti, perche' il 70 per cento del personale da arruolare e' costituito da giovani militari ancora in servizio o congedati da meno di un anno. Persone, quindi, che hanno gia' una certa familiarita' con l'Esercito e che anche noi conosciamo. Non dovrebbero esserci grosse sorprese''. Fraticelli, poi, torna a parlare di Nassiriya. Cosa e' cambiato da allora? ''Quello che e' cambiato nell'Esercito - risponde - e' una ancora maggiore consapevolezza che nessuna operazione, per quanto con finalita' umanitarie, e' esente da rischi. E' stato un brusco risveglio, rispetto ad una realta' che molti non immaginavano. Purtroppo e' successo quello che noi tecnici avevamo ipotizzato e che i fatti si sono incaricati di evidenziare ancora una volta''.

E i parenti delle vittime? Come e' trascorso quest'anno per loro? ''Ai familiari non abbiamo mai fatto mancare il nostro sostegno'', risponde il capo di Stato maggiore dell'Esercito. ''Un sostegno - spiega - che e' prima di tutto morale, ma anche materiale. Di questo ci hanno sempre dato atto, hanno sempre riconosciuto che siamo stati loro vicini''.

Il generale Fraticelli insiste sull'importanza della solidarieta' umana ai familiari della strage. ''Al di la' di quello che puo' essere un sostegno materiale, infatti - afferma il generale - la cosa peggiore, a distanza di tempo, e' proprio l' assenza di una vicinanza. Essere da soli nel ricordo dei propri cari. Invece - conclude il capo di Stato maggiore - questi uomini sono sempre al centro dei nostri pensieri. E l' anniversario che sta per cadere rende questo ricordo ancora piu' vivo, se mai ce ne fosse bisogno''.

Per meglio capire la situazione obiettiva di ciascuna delle tre Msu, abbiamo sentito i pareri dei tre colonnelli dell’Arma che attualmente ne sono a capo.

BOSNIA. Il colonnello Giovanni Truglio, Comandante della Msu di stanza a Sarajevo, pone l’accento sul ruolo di primaria importanza che svolge la missione italiana nell’ambito della sicurezza in Bosnia-Erzegovina. I nostri carabinieri, dice il Comandante, sono giornalmente impegnati in attività fondamentali per la gestione dell’ordine pubblico e per il consolidamento delle istituzioni di polizia locale. Tale ruolo primario è stato più volte ribadito anche nell’ambito della Comunità Internazionale e costituisce uno dei pilastri della futura pianificazione operativa di Eufor, che dal prossimo dicembre subentrerà alla Nato nella “gestione” del Teatro, con la trasformazione di tale Unità Multinazionale in Ipu (Integrated Police Unit), con compiti, tra l’altro, di supporto operativo all’Ohr (Office of the High Representative in BiH) ed alla Polizia locale, in coordinamento con le forze europee già presenti (Eupm, Eumm).

KOSSOVO. Ad ormai cinque anni dall’impegno intrapreso dalla Comunità Internazionale attraverso il contemporaneo invio della componente civile (Unmik) e di quella militare (Kfor), il Kossovo si presenta ancora come una realtà travagliata. Come ci dice il colonnello Giuseppe Lanzillotti, la contrapposizione interetnica fra albanesi, serbi ed altre minoranze, origine di tutti i mali, è a tutt’oggi un problema lontano dalla soluzione. A ciò si aggiungono la disoccupazione (70%), un’economia locale che si basa sulle rimesse degli emigrati, i proventi di attività illecite e, per concludere, la penetrazione ideologica di comunità islamiche fondamentaliste, con il rischio terrorismo sempre latente.

Questo è lo scenario nel quale si muovono i circa quattrocento uomini della Msu del Kossovo, che, attraverso la quotidiana presenza sul territorio con attività similari a quelle svolte nei Paesi d’origine, mirano a fornire una reale percezione di sicurezza e di stabilità.
La realizzazione delle classiche operazioni di polizia, soprattutto attraverso perquisizioni, posti di blocco e di controllo, ha portato, soltanto nel 2004, al sequestro di oltre 300 armi, fra lunghe e corte, ed al ritrovamento di circa 14.000 munizioni, con quasi 300 malviventi consegnati alla giustizia locale. Ma si combattono anche droga, prostituzione, contrabbando ed altre attività che minano alle fondamenta ogni tentativo di normalizzazione della realtà. Le operazioni più rilevanti sotto il profilo del contrasto al traffico degli stupefacenti sono state svolte proprio durante la scorsa estate con il ritrovamento di oltre 3.000 piante di cannabis, pronte per la commercializzazione.

Ma non sono solo i risultati ottenuti sul piano della sicurezza che hanno contribuito al generale apprezzamento di questi “soldati-poliziotti”. In materia di cooperazione fra strutture militari e civili il Reggimento della Msu sta impiegando le migliori energie e la naturale predisposizione all’aiuto delle popolazioni di cui è capace. È difficile contare le strutture e le comunità locali concretamente aiutate. Non è più possibile ricondurre a cifre le tonnellate di viveri, vestiti, medicinali e giochi che sono stati distribuiti. Tutti beni giunti in Kossovo grazie alla sensibilità di molte aziende e singoli cittadini che, nel nome dell’amore verso il prossimo, hanno chiesto ai militari di farsi da tramite, in cambio di una sola foto ed un sorriso: come potevamo deluderli?

IRAQ. La nostra area di responsabilità, dice il colonnello Claudio D’Angelo, è costituita dal territorio compreso nella Provincia denominata Dhi Qar. La popolazione, quasi totalmente sciita, che durante il regime ha subito costantemente i controlli e le pressioni del governo, composto dall’opposta etnia sunnita, è in gran parte riconoscente dell’opera intrapresa dalle forze della coalizione che l’hanno liberata dal triste giogo. In particolare al contingente italiano, che con efficacia sta portando avanti interessanti progetti umanitari per aiutare concretamente il Paese.

La Msu si è impegnata sin dall’inizio nella delicata opera di ricostruzione delle istituzioni democratiche irachene, dedicando le proprie energie e la maturata esperienza nel comparto sicurezza all’addestramento della Polizia locale. Impegno arduo che sta dando però i suoi buoni frutti: come dimostrano le recenti brillanti operazioni congiunte tra Msu e personale della Polizia irachena.
Purtroppo, per tutto questo, la nostra Msu ha dovuto pagare un elevato tributo di sangue: sono sempre presenti nella mia mente i carabinieri e le vittime civili e militari barbaramente uccisi nel vile attentato contro la vecchia Base Maestrale. Gli attacchi delle forze ostili, fermamente contrarie ad ogni processo di ricostruzione democratica del Paese, non sono mai cessati. Il mio pensiero va al 17 agosto scorso, dove a seguito di una duplice imboscata rimasero feriti alcuni miei uomini. Ritengo comunque che l’esperienza sin qui maturata sia oltremodo significativa perchÈ i carabinieri, da sempre abituati a vivere tra la gente e per la gente, hanno dovuto imparare, giorno dopo giorno, a convivere con un ambiente molto diverso dal nostro, in cui il limite tra politica e religione è a volte impercettibile. I carabinieri che compongono la Msu, unitamente ai militari della Guardia Nazionale Repubblicana portoghese e della Polizia Militare Rumena, svolgono un’attività non invasiva, che non si scontra con le radicate e millenarie tradizioni degli iracheni, ma è condotta con quel tratto, quella giusta sensibilità e l’equilibrio che da sempre hanno contraddistinto l’operato delle gendarmerie nel mondo e dei Carabinieri in particolare.

da ANSA.IT
Anniversario di una strage

L'anniversario di una tragedia come quella di Nassiriya sollecita in noi, che siamo qui a ricordare i Caduti, sentimenti diversi. Anzitutto un sentimento d’orrore: per l’insensatezza sanguinaria di un attentato che – al pari di molti altri in Iraq e fuori dall’Iraq – sembra voler ancora dimostrare che l’homo sapiens può diventare, quando l’infiammino e l’incrudeliscano i fanatismi politici o religiosi o etnici, più belva delle belve. Quest’orrore è aumentato dal fatto che i carabinieri vittime del dovere non erano in Iraq per reprimere, opprimere, conquistare, dominare. Erano in Iraq per portare aiuto e assistenza a un popolo nel cui più recente passato stanno una dittatura feroce, uno sterminato numero di cadaveri, tre guerre: quella di Saddam contro l’Iran (nella quale si scontrarono due Paesi islamici e i morti si contarono a centinaia di migliaia) e le due degli Stati Uniti contro il Rais.

Insieme all’orrore, l’orgoglio. Per l’ennesima prova di dedizione al dovere – fino al sacrificio della vita – che i carabinieri e gli altri militari italiani in missione a Nassiriya hanno dato e continuano a dare. La retorica deve rimanere molto lontana da un ricordo che non ha bisogno di parole ampollose per essere commosso e commovente, e che anzi dalla retorica può essere guastato. Esiste un legame antico tra gli italiani e i carabinieri, una sorta di patto sempre rinnovantesi la cui sostanza è, a mio avviso, molto semplice: gli italiani si fidano dei carabinieri e i carabinieri sanno di dover meritare, anno dopo anno, giorno dopo giorno, quella fiducia. In un momento difficile del rapporto tra le Istituzioni pubbliche e i cittadini – un rapporto che è spesso di perplessità o di scetticismo – i carabinieri rimangono una certezza positiva.

Nassiriya ha una volta di più suggellato quel patto non scritto eppure solenne e importante. La strage di Nassiriya ha determinato uno dei più significativi slanci di unità nazionale cui mi sia capitato negli ultimi tempi d’assistere.
Sappiamo quanto la guerra all’Iraq – e la partecipazione italiana, sia pure con compiti di pacificazione e di soccorso umanitario – abbia suscitato dibattiti nell’ambito nazionale e nell’ambito internazionale, ma tale querelle non è penetrata nel cuore della gente comune.
PerchÈ i Caduti di Nassiriya hanno solo obbedito, secondo convinzione e secondo antica tradizione.
E hanno onorato, insieme alla loro divisa, anche il loro Paese (vogliamo scrivere la loro Patria?). Altri avvenimenti incalzano, la società tumultuosa di oggi è anche una società smemorata dove le notizie, i fatti, ed anche gli echi dei fatti hanno breve corso. Ma facciamo in modo che per Nassiriya non sia così. Non dimentichiamoli, quei morti.

Mario Cervi

IL PUNTO POLITICO


FARE PROPOSTE E GOVERNARE L'ITALIA MENTRE LA SINISTRA E' IN RISSA



Domani 12 novembre ricorre l'anniversario della strage di Nassiriya : Magdi Allam propone che quel giorno venga dedicato ai martiri della patria e della libertà. Alcuni esponenti del governo hanno già sottoscritto l'appello che però merita un'attenzione più ampia. Infatti, la morte dei nostri militari è la conferma, seppur triste, del valore della nostra missione in Iraq. Valore che trova autorevolissima testimonianza nell'articolo apparso sulla Stampa e firmato dal Presidente Talabani il quale evidenzia l'impegno del nostro paese per la causa della democrazia in Iraq.

Argomento che trova la sinistra così impacciata a causa delle divisioni interne, da impedire anche a Veltroni, sempre generoso di fiaccolate e commemorazioni, di fare qualcosa di tangibile per i nostri caduti.

Non solo, recentemente la prima corte d'Assise di Milano ha definito le nostre unità militari impegnate in Iraq "truppe di invasione e di occupazione", tanto che per protesta il presidente Cossiga si è dimesso dalla carica onorifica di "appuntato d'onore" dei Carabinieri.

Aderire e dare concretezza al manifesto di Allam può davvero essere un impegno per riavvicinare a noi il mondo dei militari, per parlare al cuore dei cittadini, delle tante mamme che vedono nei militari impegnati all'estero i propri figli, per mettere in evidenza l'aspetto più umano della politica, per dare risalto alle contraddizioni interne alla sinistra.


Fassino ha detto e ribadito che il ritiro graduale dell'Italia dall'Iraq dovrà essere "concordato" con americani e inglesi. Così gli esponenti del centrosinistra hanno avuto il loro bel (e inutile) da fare nell'esercizio di arrampicarsi sul vocabolario della lingua italiana, dal quale sono miseramente precipitati nel tentativo di dare al verbo "concordare" interpretazioni surreali e del tutto originali: informare, notificare, avvertire. Tutto meno che "accordarsi, essere o trovarsi d'accordo, non presentare divergenza alcuna, fissare di comune accordo" (Devoto-Oli, dizionario della lingua italiana).
Non solo. Rifondazione Comunista continua a mettere le cose in chiaro: "Sul ritiro immediato delle truppe dall'Iraq non esistono spazi di mediazione". E in sovrappiù: "Questo vale anche per l'Afghanistan e la Bosnia".

Così, ogni giorno, si dimostra che il centro-sinistra si candida ancora una volta a governare il Paese senza uno straccio di accordo su un tema qualificante come la politica internazionale.

La giravolta del segretario dei Ds ha di fatto cancellato tutta la linea sull'Iraq di parte del Centrosinistra. Rutelli si è accodato, Prodi ha fatto finta di niente, salvo confermare che non sarà un ritiro alla Zapatero. Si spaccano i Ds e la sinistra radicale strepita.

Per trovare un collante alle variegate posizioni, la sinistra non trova di meglio che l'artificio dialettico di arroccarsi sul passato (il giudizio sulla guerra), ma se solo getta uno sguardo sul futuro vede solo divisioni e conflitti interni che non possono essere decentemente composti.

Ci sono infatti due novità in più per la sbrindellata coalizione di centrosinistra:

  • Gli iracheni fanno sapere, per bocca del presidente Talabani, che Saddam poteva essere cacciato solo con la guerra e che si chiede agli italiani di restare.
  • E' stata approvata una risoluzione dell'Onu che estende a fine 2006 il mandato della coalizione militare guidata dagli Usa.
Se la sente Prodi di dire di no all'unico governo legittimamente e democraticamente eletto del Medio Oriente? Se la sente di "concordare" una fuga dall'Iraq in barba all'Onu che mostra di pensarla diversamente? La scelta è comunque perdente: uno schiaffo all'Onu e all'Iraq oppure uno schiaffo a Rifondazione, ai Verdi e alla restante compagnia di giro.

Per Berlusconi e la Cdl si spalanca comunque un gigantesco varco di propaganda e la possibilità di affondare il coltello nel burro. Basterà ricordare che il Fassino di oggi sostiene una exit strategy che è la stessa del Berlusconi di sempre. Una verità indigeribile per i rissosi alleati di Prodi e del leader Ds.

Fabrizio Santori




 
   


  
 
   



 
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