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 Approfondimenti: BIENNALE DI ARCHITETTURA DI VENEZIA BIANCHI & DI PIETRO

Rassegna stampaA MARGINE DELLA 10ma BIENNALE DI ARCHITETTURA DI VENEZIA BIANCHI & DI PIETRO:

Finis urbis Italiae
di Nicola Piro

La Rinascita 22/09/2006


Due grandi campionature dell’ improvvisato esecutivo presieduto dal professore di Economia, Romano Prodi, dotati di qualità saprannaturali e divine (duplicazione di incarichi ministeriali ispirata dalla moltiplicazione dei pani operata olim da Gesù) per via della ripartizione di competenze contenuta nel decreto-legge 181, dalla quale per parto cesareo - al quale venne sottoposto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (l’ ultimo titolare è stato l’ ingegnere Pietro Lunardi), istituito con Decreto Legislativo 30 luglio 1999, n. 300 in sostituzione del soppresso Ministero dei Lavori Pubblici - nacquero i due ministeri delle Infrastrutture (Di Pietro) e dei Trasporti (Bianchi).

Il secondo, Alessandro Bianchi, scienziato (è una sua autodefinizione); professore associato di Pianificazione Urbanistica; professore ordinario di Urbanistica; titolare della cattedra di Pianificazione del Territorio e di Fondamenti di Urbanistica; direttore del Dipartimento di Architettura e Analisi della Città Mediterranea dell’ Università di Reggio Calabria, della quale è stato (o è ancora ?)  Rettore; dal 1993 al 1998 ha coordinato il Piano Regionale della Calabria; dal 1998 Coordinatore del dottorato di ricerca in Pianificazione e Progettazione della Città Mediterranea dell’ Università di Reggio Calabria; dirige la collana Immagini della Città della Rubbettino Editore; è Presidente onorario dell’ INU-Sezione Calabria. Era (o è ancora ?) Segretario Generale della Conferenza dei Rettori. Esperto di immigrazione di disperati provenienti dal Terzo Mondo. Insomma un Leonardo dei nostri tempi; per noi – e ci dispiace scriverlo – un fanfarone che non è in grado di leggere, metabolizzare e trasformare in operatività una realtà (quella del mondo dell’ urbanistica, cioè della città e del territorio; dell’ architettura, dell’ edilizia, delle costruzioni e della casa vista (quest’ ultima) come bene e servizio irrinunciabile ed erga omnes, specialmente verso le giovani coppie e i lavoratori.
   Il primo, Antonio Di Pietro, ex lavoratore in Germania; ex polizziotto e commissario di Polizia; ex pm e stupor mundi justitiae in occasione dell’ inchiesta Mani pulite che, come ben ricordiamo, seguì il destino di un coitus interruptus; vibratore (che brutta parola !) di manette; esperto di Diritto penale e processuale; populistischer Minister für Infrastruktur (FAZ del 14. Settembre 2006, Nr. 214, pag. 12), tendenzialmente versato ad un protagonismo fuori tempo e luogo che lo (auto)pone nel ruolo di un genialoide politico universale che non gli è consono ma che, tuttavia, gli serve per sollevare polveroni utili soltanto ad accrescere lo stato confusionale in cui sembra essersi assestata (come, d’ altra parte e puntualmente, da noi previsto e denunciato) la coalizione di governo.

   In ogni caso, e con vis polemica, ci proponiamo di denunciare agli Italiani (che, beati loro, regolarmente se ne fottono) non soltanto l’ incapacità (per non esserne all’ altezza) di affrontare la messe dei problemi che vertono gli ambiti prettamente specifici dei rispettivi dicasteri, ma, e soprattutto, i bisogni primari della società, del mondo della scuola e dell’ università, dei mestieri e delle professioni, tutti strettamente legati al progetto architettonico (visto come funzione della città) e urbano, alla pianificazione territoriale e alla difesa del paesaggio, alla ricerca nel settore dei materiali per l’ ediliza, alla centralità tra innovazione e tradizione invece di – sulla base del richiamo chimerico di una malintesa vocazione alla misura – cercare di tenere al riparo il progetto italiano dal rischio di un ipotetico appiattimento su moduli teorico-operativi troppo convenzionali, distogliendolo (sic) dalla rincorsa di soluzioni funzionali esasperate.

   Per noi (e, non soltanto per noi) si tratta di forme larvate di arroganza – nelle diverse tipologie che si riscontrano da tempo nelle posisioni di un certo mondo accademico e non – che ci ha allontanato dal dibattito europeo fortunamente ancora ben ancorato nell’ humus della Neue Sachlichketit, del Meno è Più e, infine, di quell’ Ornamento e Delitto, che sono stati  scarsamente recepiti dalla cultura del nostro Paese.

   La mostra del cinema e la 10. Biennale di Architettura, in altri termini, altro non sono che l’ espressione della crisi e del degrado della cinematografia, dell’ architettura e dell’ urbanistica italiane contemporanee che, oltre a richiamarci con una nota di amarcord  l’ esperienza neorealista; lo spessore e la statura di Fellini, Visconti, Germi, De Sica, Antonioni, Bertolucci, Pasolini, Leone, Rossellini, ecc.; la magnitudo di personaggi-attori come Magnani, Loren, Sordi, Gassman, Sordi, De Curtis, ecc., per il cinema; De Filippo, ecc., per il teatro; Ponti, Samonà, De Carlo, ecc., per l’ architettura; Astengo, Piccinato, ecc. per l’ urbanistica; Terragni, Piacentini, gli architetti e urbanisti dell’ area milanese e romana del ventennio fascista, ecc., dovrebbero sollecitare una profonda riflessione.

   Dal professore e ministro Alessandro Bianchi, inserito come alcun altro nel mondo della didattica e della ricerca; operante in quella vasta area storico-culturale-geografica che fu della Magna Grecia, testimone  diretto della carenza (o inefficienza) delle legislazioni (edilizia e urbanistica) italiane; delle carenze e dei bisogni primari delle Facoltà di Architettura di un Paese come l’ Italia, orgoglioso della sue cultura e tradizione, avremmo preteso (e pretendiamo ancora se dovesse, per malaugurata sorte, continuare ad occupare l’ attuale incarico di Governo) una svolta epocale, per esempio, nella storia della Pubblica Amministrazione, quanto meno per quelle delle grandi città e del Mezzogiorno, in particolare.

   Una conferenza nazionale dei presidi delle Facoltà di Ingegneria e Architettura, dei presidi degli Istituti Superiori per Geometri, dei presidenti degli Ordini e Collegi professionali, di responsabili di Confindustria in rappresentanza dell’ impresa e dell’ industria edililizie (pubbliche e private), avrebbe dovuto costituire il primo passo avanti, coraggioso e determinato, in direzione di un serio processo innovativo all’ insegna della ricerca di qualità, mirato alla individuazione di nuovi profili professionali e alla creazione di nuovi posti di lavoro.

   Di tutto questo non s’ è fatto nulla sia per la mancanza di visione e talento organizzativo del capo del Governo, professore Romano Prodi, sia per – e ci rincresce metterlo in risalto – l’ impreparazione del ministro, professore Alessandro Bianchi, conteso tra diatribe d’ ordine politico (sia pure, talvolta, condivisibili) e interventi umanitari ispirati più da ragioni di natura populistica che filantropica.

   E, così, è venuto meno l’ impegno, tante volte sottolineato da RINASCITA, di avviare un coerente dibattito sulla città storica nel quale poter trasferire quegli, senza dubbio, sforzi positivi di lavoro, studio e didattica condotti, per esempio, nel quadro del dottorato di ricerca coordinato dal professore Enrico Guidoni presso l’ Università “La Sapienza” e dal Centro internazionale di studi per la storia della Città che si avvale dell’ Annuario  “Storia dell’ Urbanistica”, entrambi con sede nella Capitale.

   Meno è venuto soprattutto un impegno politico volto al recupero unitario e globale (non episodico e per unità immobiliari) dei centri storici; al recupero sociale delle vergognose periferie urbane (Roma, Napoli, Bari, Catania, Palermo, per citare le più degradate); di brani di città intermedia; espansioni in aree pedemontane in assenza di discontinuità tra città e campagna; uno studio critico in grado di incanalare i primi (e salutari) processi di implosione su percorsi improntati a trasparenza. Insomma un sentito quanto intimamente percepito bisogno di riallacciarsi al concetto della città europea,  seguito sul fil rouge della sue evoluzioni di polis, città classica greco-romana, città medievale (e islamica), città rinascimentale con gli studi unici nella filosofia urbana sulla  “città ideale”, città barocca, città neoclassica, città moderna e contemporanea sino alla città telematica (Vedi: Vittorio Magnago Lampugnani, Verhaltene Geschwindigkeit – Die Zukunft der telematischen Stadt, Verlag Klaus Wagenback – Berlin).

   E che dire, poi, della vergognosa assenza di una moderna Legge urbanistica nazionale; di intelligenti Regolamenti edilizi regionali (o, per aree regionali); di Piani paesaggistici; di Piani operativi per il traffico (pubblico e privato) sia su scala urbana che territoriale. Si condannino pure (per moda, opportunismo, convenienza o a buon ragione) certe disfunzioni del Fascismo (dopotutto, dopo che gli Italiani  hanno tradito un alleato, ha perduto una guerra). Non si metta in discussione, per favore, un certo senso dello Stato (etico), quel suo sconfinato rispetto per il lavoro; quell’ elevato senso di responsabilità (e capacità) nell’ avviare riforme strutturali che hanno dato dignità alla Pubblica Amministrazione, alla gestione e all’ applicazione della Giustizia; alla scuola e all’ Università. Ma anche alla ricerca e alla scienza, all’ arte e alla letteratura. Il tutto nell’ arco di non più di vent’ anni.

   Ma, e soprattutto, non si continui ad infierire, a mentire, a sputare veleni su quell’ uomo che ne ha ispirato la filosofia con la forza del pensiero e delle idee, lavorando con impegno ed alto senso del dovere (ben 16 ore al giorno ! ) mentre altrove si moriva nei campi di concentramento (lager e gulag). Lo conservino bene in mente gli appestatori delle coscienze di ieri e di oggi ai quali, ancora una volta, ricordiamo il pensiero di Arnaldo Mondadori nella breve cronistoria della seconda edizione (Milano, 1950) dei Colloqui con Mussolini, di Emil Ludwig: Ritengo che il libro possa servire come documento ai posteri, quando si accingeranno a scrivere, sine ira et studio, la storia del ventennio fascista.

   Un invito alla moderazione e alla convivenza storica che rivolgiamo al Lord rosso (o ex rosso - in ogni caso moderato e saggio - il quale, ne sia certo, non ci fa rimpiangere il suo – o i suoi -  predecessori !), al nuovo inquilino del Quirinale, dottor Giorgio Napolitano.

   Ma andiamo all’ altro responsabile del complesso mondo del costruire; al poliedrico, altro uomo politico e genio universale, al deus ex machina della politica italiana dei nostri giorni che vuol fare tutto e non conclude  nulla in un ambito consegnato agli interessi dei poteri oscuri qual’ è stato, dal secondo dipoguerra ad oggi, il mondo delle costruzioni, degli appalti, delle buone regole dell’ arte, specchio vero di una società democratica aperta e di una amministrazione responsabile.

   Come tutti i suoi predecessori, il dottor Antonio di Pietro, non ha capito il segno dei tempi. Una semplice questione di semantica politica la quale, oltre a richiedere una forte dose di sensibilità nei riguardi del mondo dell’ architettura, dell’ urbanistica e della ricerca edilizia e abitativa, presuppone un elevato senso di responsabilità nei riguardi della società, dei lavoratori e dei giovani, non disgiunto da un forte impegno morale teso al controllo delle risorse finanziarie destinate ad un settore-chiave della macroeconomia del sitema-Paese.

Già all’ inizio del 21. Secolo, sia nell’ Europa occidentale che negli Usa, vengono ridiscusse forme di asimmetrie sociali che per logica dovrebbero appartenere al 19. Secolo. Nuove forme di ricchezza e di povertà, nuove sottoclassi (precariato), delimitazioni, sono diventati lemmi con i quali viene caratterizzata una nuova qualità (esisenziale) all’ insegna di quelle disuguaglianze che servono soltanto a minare la coesione del tessuto sociale.

   Come nel 19. Secolo, anche oggi le città sono diventate il luogo nel quale emergono (e prevalgono) povertà ed emarginazione; ragione sufficiente per aver dovuto rivolgere in tempo l’ attenzione alle periferie e ai centri storici sulla base della spinta di un loro recupero socio-culturale e, sollecitati dalle indagini e dalle constatazioni, per elaborare una descrizione analitica delle ragioni che hanno condotto al degrado, a nuove forme di povertà e di esclusione sociale.

   La cause planetarie della accresciuta povertà sono certamente da ricercare nel cambiamento o mutamento della società industriale (e postindustriale) in società dei servizi; nella crescita esponenziale delle vittime causate da una rapido e incontrollato processo di globalizzazione;  nello smantellamento non graduale delle prestazioni sociali; nella mancanza di un aiuto informale e nelle trasformazioni avvenute nelle città.  È, allora, questà realtà da accostare all’ altra accennata e relativa al 19. Secolo ? Ovvero esistono notevoli differenze e, addirittura, la possibilità di superare l’ esclusione di gruppi sempre più vasti della popolazione ?

   Questi, secondo noi, sono gli interrogativi che dovrebbe porsi un ministro responsabile, al posto di discettare sul controllo pubblico della telefonia, dei possibili extraprofitti per 500 milioni, sollecitando un’ istruttoria per appurare se non ci sia un arricchimento senza causa in violazione della concessione e se su 23 concessionarie 17 sono sub-judice (formula, questa, che viene adottata quando si parla di processi ancora in corso, ndr) perché vorrei sapere se è giusto, per il principio del “price cap” (metodo per la limitazione dell’ andamento dei prezzi in settori economici regolati o da “deregolare” come quelli relativi alla telecomunicazione o all’ approviggionamento energetico, specialmente in sostituzione delle regole della concorrenza, ndr), che nonostante gli aumenti progressivi di questi anni delle tariffe e la riduzione degli investimenti, si proceda automaticamente ogni anno a ulteriori aumenti.
   Signor ministro, dottor Di Pietro, lasci alla compenza di esperti di economia l’ indagine e le proposte regolatrici nei settori delle telecomunicazioni e dell’ energia, e, se proprio non può disfarsi di un legittimo solletico di indagine penale, volga l’ attenzione al mondo degli appalti e dei collaudi, incominciando dalla Sicilia per finire nel pianeta delle cooperative.

   Lasci al senso di responsabilità dei suoi più validi collaboratori e ai funzionari competenti della Ue gli aspetti concernenti la fusione Autostrade-Albertis necessari, come da Ella recentemente formulato, per fare un atto novativo di tutte le concessioni, non solo di quella di Autostrade per l’ Italia. Si renda finalmente conto che, a seguito della recente ripartizione delle competenze tra il ministero delle Infrastrutture e quello dei Trasporti, a Lei competono altre incombenze (ben più complesse) se si vogliono dare risposte serie e concrete alle aspettative dei giovani in cerca di lavoro e se è vero che il Suo ministero si dovrebbe occupare di costruire, programmare, definire e realizzare le opere pubbliche di cui lo Stato ha bisogno indipendentemente dal tipo di opera pubblica, mentre il ministero dei Trasporti ha il compito di gestire, avviare, tutte quelle attività che attengono alla mobilità aerea, navale, su terra, fiume, mere e ferrovie (mancano le attività nello spazio !).
   In concreto, signor Ministro, si tratta, per esempio, di adottare la mano forte nel trattamento di domande di sanatoria di opere realizzate in zone vincolate, ambientali o pregevoli che resteranno fuori della sanatoria e per cui si dovrà procedere alla demolizione, senza se e senza ma. Si tratta, ancora, di elaborare un nuovo codice dei contratti pubblici che recepisca le direttive europee in materia di appalti pubblici, semplifica la normativa vigente; responsabilizza il progettista, l’ impresa, la direzione dei lavori e gli addetti ai collaudi.

   Basterebbe ricordare al cittadino la normativa in materia civile per inquadrare, per esempio, la figura dell’ appaltatore, riferendoci preliminarmente alla nozione di appalto, definito dall’ articolo 1655 del Codice Civile come il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’ opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro, mentre per l’ ufficio della direzione dei lavori, ai sensi dell’ articolo 123 del Regolamento n. 554/1999, per il coordinamento, la direzione e il controllo tecnico-contabile dell’ esecuzione di ogni singolo intervento, le stazioni appaltanti, prima della gara, istituiscono un ufficio di direzione lavori, costituito da un direttore dei lavori ed eventualmente - in relazione alla dimensione e alla tipologia e categoria dell’ intervento - da uno o più assistenti con funzioni di direttore operativo o di ispettore di cantiere. L’ ufficio di direzione lavori è preposto alla direzione e al controllo tecnico, contabile e amministrativo dell’ esecuzione dell’ intervento secondo le disposizioni regolamentari e nel rispetto degli impegni contrattuali.

   L’ organo di collaudo, il cui scopo secondo l’ articolo 187 del Regolemento n. 554/1999, è quella di verificare e certificare che l’ opera o il lavoro siano stati eseguiti a regola d’ arte e secondo le prescrizioni tecniche prestabilite, in conformità del contratto, delle varianti e dei conseguenti atti di sottomissione o aggiuntivi debitamente approvati. Il collaudo ha altresì lo scopo di verificare che i dati risultanti dalla contabilità e dai documenti giustificativi corrispondano fra loro e con le risultanze di fatto, non solo per dimensioni, forma e quantità, ma anche per qualità dei materiali, dei componenti e delle provviste e che le procedure espropriative poste a carico dell’ appaltatore siano state espletate  tempestivamente e diligentemente.  Il collaudo, infine, prevede altresì tutte le veriche tecniche previste dalle leggi di settore.

   L’ occasione, pertanto, per: a) mettere in evidenza l’ articolata fonte di lavoro per tanti profili professionali, dal geometra agli ingegneri e architetti dotati di lauree di 1. e 2. livello; b) per porre in primissimo piano l’ irrinunciabile principio della moralità nella conduzione delle opere per conto sia della committenza pubblica che privata.

   Nuove occasioni e opportunità di lavoro, dunque; stimoli irrinunciabili all’ aggiornamento e alla qualificazione professionali, pertanto; moralizzazione della pubblica amministrazione, finalmente; risparmio di ingenti risorse finanziarie nel rispetto più assoluto degli obblighi del  contribuente verso lo Stato e la società; lotta e bando della corruzione; selezione darwiniana all’ insegna della maggiore e migliore resistenza.

   Ancora una volta ed ora, in particolare, che conosciamo il destinatario delle tante sollecitazioni di RINASCITA, rivolgiamo al ministro delle Infrastrutture l’ appello affinché, in maniera rapida, accurata e determinata, vengano accertate: c) le qualità tecnologiche dei conglomerati di calcestruzzo e dei suoi componenti (cementi, inerti, acciai, ecc.) e se le forniture imposte da ditte legate alla mafia ai cantieri e ai titolari delle imprese che negli ultimi dieci anni hanno operato (e operano ancora) nel Mezzogiorno e in Sicilia, in special modo, corrispondano alle prescrizioni di legge; d) se sono stati eseguiti i collaudi in corso d’ opera e finali di tutte le categorie dei lavori; d) se esistono agli atti i nomi dei professionisti e rappresentanti delle stazioni appaltanti, responsabili dei verbali di collaudo; e) se sono stati accertati difetti di esecuzione e adottati i provvedimenti necessari e indispensabili alla loro eliminazione, anche e soprattutto in considerazione nell’ interesse della pubblica incolumità; f) se sono state applicate le eventuali sanzioni civili e penali in ordine alle omissioni/infrazioni commesse; g) se, in tali casi, è stata attivata l’ azione dell’ autorità giudiziarian di competenza.

   Ci sembra superfluo e fuori luogo rammentare al dottor Antonio Di Pietro, anche in veste di ex ufficiale giudiziario; ex pm del pool giudiziario, noto come Mani pulite; di giurista e, oggi, preposto alla tutela degli interessi dello Stato, che eventuali e mancate disposizioni di accertamenti tecnico-amministrativi e la denuncia di eventuali infrazioni all’ autorità giudiziaria, corrisponde al reato penale di omissione ed occultazione di reato, perseguibile ai sensi di legge.

 

Agli attenti lettori di RINASCITA e a tutti coloro che sono vivamente interessati alla moralizzazione della vita pubblica e, in previsione del nostro interesse alla promozione di un dibattito su criteri e iprincipi informativi (e attuativi) della Democrazia diretta, in alternativa agli altri relativi alla Democrazia rappresentativa, rimandiamo (e raccomandiamo) la consultazione dell’ Almanacco dei misteri d’ Italia, sul sito digitale:
 

                                            www.misteriditalia.com    



 
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