INTERVISTA A FABRIZIO SANTORI SU ARSENICO ROMA NORD
Data: Saturday, 15 March @ 07:42:31 CET
Argomento: Interrogazioni


Acqua all'arsenico, allarme in ritardo

Il consigliere Santori accusa: l’allarme da diramare risale al 18 febbraio. Ma è di tre giorni dopo l’ordinanza firmata dal sindaco, che compare sul sito del Comune di Roma solo il 28 febbraio




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Acqua contaminata dall'arsenico a Roma Nord Vietato bere e lavarsi in due municipi http://www.vocidiroma.it/articolo/lstp/42897/  Coinvolte 500 utenze dei municipi XIV e XV. Polemica su presunti ritardi del Comune nel segnalare l'allarme. E spuntano i serbatoi nelle zone coinvolte
di alice passamonti e elisa marasca
--> Quattro marzo 2014. Sui cancelli della scuola elementare e materna San Nicola II, in via Ceva 248 (Municipio XIV, Roma), appare un avviso del Consorzio Cerquette Grandi: “Informiamo gli abitanti che la rete idrica[…]realizzata dalla società ACEA ATO2 non è collegata all’acquedotto ARSIAL[…]L’acqua fornita agli utenti residenti in queste strade è potabile, e sono incluse via Cherasco e via Ceva fino al civico 252”.

Un cartello, burocratico come solo le comunicazioni istituzionali sanno essere, con cui il presidente del consorzio, Donato Lancellotti,  prova a  rassicurare gli abitanti della zona dopo l’allarmismo degli ultimi giorni.

LA VICENDA - Il 21 febbraio scorso, infatti, un’ordinanza del sindaco Ignazio Marino vietava a circa 500 utenze dei Municipi XIV e XV (Roma Nord) l’utilizzo dell’acqua per uso alimentare e igiene personale fino al 31 dicembre 2014. Tradotto: acqua di Roma nord non potabile e non buona neppure per lavarsi. Perché? Perché le ultime analisi  hanno rilevato un livello troppo alto di sostanze altamente tossiche, come l’arsenico.

Gli acquedotti coinvolti sono gestiti dalla società ARSIAL, che serve alcune zone di Malborghetto, Brandosa, Casaccia, Camuccini, Monte Oliviero, Tragliatella, Casal di Galeria e Piansaccoccia, dove si trova anche la scuola San Nicola II. Secondo il Comune di Roma, quindi, i bambini di via Ceva non possono usare l’acqua. Per il Consorzio, invece, gli alunni non corrono alcun rischio.

I residenti vogliono chiarezza. Fabrizio Santori, Consigliere della Regione Lazio, e Riccardo Corsetto, esponente del comitato “DifendiAMO Roma”, denunciano un ritardo nella diffusione dell’ordinanza nelle vie interessate. L’allarme da diramare, infatti, risale al 18 febbraio. Ma è di tre giorni dopo l’ordinanza firmata dal sindaco, che compare sul sito del Comune di Roma solo il 28 febbraio. Per questo, Santori e Corsetto hanno chiesto alla Procura di Roma di “verificare che la mancata e insufficiente comunicazione dell’amministrazione capitolina alla cittadinanza costituisca reato di mancato allarme”. La Procura ha aperto un’indagine e le verifiche sono ora in corso.


GLI EFFETTI DELL’ARSENICO - Il comitato ha inoltre in mente una class action contro l’amministrazione capitolina per chiedere il risarcimento in caso di danni alla salute provocati dalle sostanze nocive presenti nell’acqua. L’arsenico (As), ad esempio, è uno degli elementi più tossici che si trova in natura, ed è presente nelle rocce e nel suolo.

La forma più pericolosa per gli esseri viventi è quella inorganica, che si può trovare nell’acqua. Ingerendo per un lungo periodo cibi coltivati in terreni contenenti elevate quantità di arsenico o irrigate con acque contaminate, l’uomo può contrarre intossicazioni o malattie come l’arsenicosi. Gli effetti dell’intossicazione acuta sono nausea, vomito e crampi. L’assunzione di una grande quantità di questo veleno per molto tempo può provocare lesioni alla pelle, problemi neurologici e, nei casi estremi, tumori ai reni e alla vescica. I rischi, comunque, sono concreti se la concentrazione di Arsenico supera i 50 microgrammi per litro (μg/L). Le acque di Roma Nord analizzate, al momento, contengono al massimo 20 μg/L.


Il Presidente del Municipio XIV, Valerio Barletta, assicura che sarà fatta chiarezza sulle responsabilità dei ritardi nella comunicazione dell’ordinanza e che la situazione si risolverà nel più breve tempo possibile. L’obiettivo, fissato nel corso di un incontro con Roma capitale, Regione Lazio, ARSIAL e ACEA, spiega il mini sindaco, è quello di intervenire sul livello di presenza batteriologica. Livello che “si sta abbassando”, tanto che in queste ore, secondo Barletta, si potrebbe addirittura “rimettere mano all’ordinanza”. Per il momento sono stati posizionati sul territorio interessato 7 serbatoi mobili e 2 autobotti di acqua potabile, ma non è ancora chiaro quando sarà rispristinata la rete idrica, affidata ora al supporto tecnico della società ACEA. Gli interventi saranno finalizzati al “miglioramento e monitoraggio delle caratteristiche chimico-batteriologiche delle acque degli acquedotti ARSIAL”, si legge nel comunicato presente sul sito arsialweb.it.


In realtà, come conferma Barletta, da tempo molti residenti di Tragliatella, Malborghetto e Piansaccoccia, già a conoscenza del problema dell’acqua contaminata, hanno preferito affidarsi ai vecchi pozzi costruiti 30 anni fa dai loro familiari. Inoltre, l’allarmismo non sarebbe dovuto all’aumento della quantità di arsenico, bensì all’adeguamento dell’Italia alle direttive europee che stabiliscono un limite di concentrazione inferiore.


LE DIRETTIVE EUROPEE - La questione dell’arsenico fu trattata per la prima volta in Europa vent’anni fa dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS). E l’Unione Europea, a proposito delle acque destinate al consumo umano, stabilì un primo limite di concentrazione di arsenico in 50 microgrammi per ogni litro d’acqua (μg/L). La Direttiva 80/778/EC è stata poi sostituita da quella del 1998 (98/83/CE), in vigore ancora oggi, che abbassa il limite a 10 μg/L e impone ai Paesi un controllo periodico delle acque e il rispetto di tutti i limiti batteriologici e chimici previsti.


L’Italia ha recepito la Direttiva con la Legge n.31 del 2001, ma procedendo di deroga in deroga fino alla fine del 2012 ha rimandato di anno in anno il rispetto della soglia, senza mai introdurre un divieto di utilizzo. L’ultima deroga per l’Italia è scaduta il 31 dicembre 2012. L’Unione Europea non ne ha concesse altre e ha chiesto al nostro paese di adeguarsi alla legislazione vigente.

Nel viterbese il divieto di bere l’acqua dei rubinetti è scattato nel gennaio 2013 quando la Regione Lazio aveva già stanziato i fondi per i depuratori. Le ultime analisi effettuate, invece, dall’USL di Roma presso gli acquedotti di Monte Oliviero, Camuccini e Malborghetto risalgono al 18 febbraio e 6 dicembre 2013. Le rilevazioni, già alcuni mesi fa, mostravano livelli di batteri, Arsenico, Manganese e Fluoruro fuori norma. La quantità di Arsenico presente nell’acqua, ancora oggi, in alcuni casi, è di 20 μg/L, il doppio rispetto al valore limite consentito. Ma l’ordinanza del sindaco di Roma è arrivata solo nel 2014.


COSA SUCCEDERÀ - Oltre all’esposto da parte del Comitato “DifendiAMO Roma”, ce n’è uno del Codacons che chiede di far luce su “eventuali ritardi o omissioni”. Un’altra denuncia è stata firmata da Fabrizio Ghera, capogruppo di Fratelli d’Italia. Dopo i due Consigli del Municipio Roma XIV, convocati per il 6 e il 7 marzo, la questione potrebbe essere discussa anche in sede europea. Lo ha richiesto, attraverso un’interrogazione alla Commissione Europea, la vice presidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli.


Alcuni residenti rimangono confusi. I dipendenti di un caseificio in via Cherasco confermano queste perplessità: “L’ordinanza dice che qui l’acqua è potabile, ma a casa nostra, che è lungo la strada, no”.    
 





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