TELECOM: CHE FIGURACCIA !!!
Data: Friday, 29 September @ 18:46:46 CEST
Argomento: Rassegna stampa


di VITTORIO FELTRI
Romano Prodi poteva risparmiarsi il disturbo di presentarsi alla Camera. Avrebbe evitato l'ennesima figuraccia; e mi riferisco al puntiglio con cui ha voluto incensarsi, magnificando la propria carriera di boiardo. Puntiglio non apprezzato dalla Cdl la quale non ha resistito alla tentazione di sfottere il premier con puntiglio almeno pari al suo. La visita a Montecitorio è stata un autogol del presidente del Consiglio, che non ha chiarito nulla riguardo al suo ruolo nella torbida vicenda Telecom; si è limitato a ripetere pedestremente quanto lui stesso aveva detto in precedenza facendo ridere mezza Italia e arrabbiare l'altra metà. Chi ascoltava Prodi in aula o lo seguiva in tivù era basito.


Quando Romano si deciderà a uscire dalla pura chiacchiera e comincerà a spiegare l'accaduto? Attesa vana. Non ha detto una sola parola che non fosse ovvia e scontata; una lunga lagna ravvivata da qualche accenno di boria. Hanno avuto buon gioco i suoi avversari politici ad attaccarlo in maniera efficace e perfino divertente. Elegante ed efficacissimo l'intervento di Tremonti il quale ha tratteggiato il profilo di un uomo un po' perso in una coalizione bisognosa di un domatore alla Darix Togni più che di un leader. Implacabile e tagliente Fini nella sua requisitoria degna di un grande pubblico ministero. Più stentato il discorso di Casini, ma non privo di ragionamenti lucidi. Noi desideriamo aggiungere un'osservazione sulla quale nessuno ci pare abbia insistito. Si tratta di questo. Il professore, quando fu informato in Cina (dove si trovava in visita ufficiale) che Tronchetti Provera scorporava Tim dalla telefonia fissa, non fece una piega. Stringato il suo commento: boh! Non ne so niente. Tronchetti Provera ci rimase maluccio; come non ne sa niente? Gli è stato raccontato tutto e anche di più. La polemica si infiamma anche se fra i due ci sono migliaia di chilometri. A un dato momento il presidente Telecom si scoccia ed estrae dal cassetto un documento scritto su carta intestata Palazzo Chigi e firmato dal consigliere economico del premier, Rovati. Non è un documento qualsiasi: è un piano particolareggiato di salvataggio della indebitata società che detiene la maggioranza Telecom, e di acquisizione d'una parte dell'azienda da parte dello Stato mediante finanziamento della Cassa depositi e prestiti, istituzione pubblica. Il presidente del Consiglio si rabbuia e si difende così. È un progetto artigianale, buttato giù in qualche modo e, in ogni caso, senza il mio assenso visto che ne ignoravo addirittura l'esistenza. Dichiarazione quantomeno incauta perché: 1) è un'accusa di pressapochismo a chi lo ha redatto (infatti "artigianale" non è un giudizio lusinghiero); 2) non è normale che un consigliere economico prepari uno studio su di un'impresa privata e lo invii, per conto di Palazzo Chigi, al presidente di quell'impresa all'insaputa del premier. Tra l'altro, il progetto in questione non è artigianale, anzi. E se effettivamente Rovati, amicissimo di Romano, avesse agito di testa sua: 1) sarebbe stato scoperto nel giro di alcune settimane; 2) Prodi non avrebbe mai sopportato di essere scavalcato, sia pure da un amico, e avrebbe cacciato Rovati immediatamente. Cosa che invece non ha fatto. Segno che non poteva farlo. Perché? Era al corrente di tutto. Rovati poi si è dimesso e sacrificandosi ha consentito al premier di tenersi la poltrona. Siccome però le bugie hanno le gambe corte, come Prodi, la figuraccia era inevitabile. Dignità vorrebbe che Smortadella andasse a far compagnia a Rovati.

Libero 29-9-06







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